Genesis
| Genesis | |
|---|---|
| Paese d'origine | |
| Genere | Rock progressivo[1] Pop rock[1] |
| Periodo di attività musicale | 1967 – 1999 2006 – 2007 2020 – 2022 |
| Etichetta | Charisma Virgin Atlantic |
| Album pubblicati | 30 |
| Studio | 15 |
| Live | 6 |
| Raccolte | 9 |
| Sito ufficiale | |
I Genesis sono stati un gruppo musicale britannico, fondato nel 1967.[2]
Approdati al mercato discografico con i primi singoli del 1968, nella prima metà degli anni settanta con la formazione composta da Tony Banks, Phil Collins, Peter Gabriel, Steve Hackett e Mike Rutherford furono tra i principali esponenti del progressive rock britannico accanto a gruppi come King Crimson, Van der Graaf Generator, Yes, Emerson, Lake & Palmer e Gentle Giant.[3][4] Dagli anni ottanta ai primi anni novanta, il trio formato dai soli Banks, Collins e Rutherford raggiunse il massimo successo commerciale, grazie anche a forme più vicine al pop rispetto ai primi lavori.[5] Scioltisi di fatto nel 1999, si riunirono per due volte – nel 2006-2007[6] e nel 2020-2022[7] – per altrettante tournée celebrative e senza pubblicare nuovo materiale inedito. Nel marzo 2022 annunciarono il ritiro definitivo dalle scene.[8]
Nel Regno Unito, dei quindici album in studio pubblicati dai Genesis tra il 1969 e il 1997, undici consecutivi raggiunsero la top 10 della Official Albums Chart, cinque dei quali la prima posizione.[9] Negli Stati Uniti, secondo la RIAA, le pubblicazioni del gruppo hanno ottenuto numerose certificazioni[10] e nel 2010 la formazione degli anni 1971-75 fu introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame.[11]
Tutti i membri stabili dei Genesis, senza eccezioni, hanno avuto anche carriere individuali, parallele all'attività con il gruppo o dopo esserne usciti. Gabriel, Collins e Rutherford in particolare hanno raggiunto a loro volta anche il successo di classifica: i primi due come artisti solisti, Rutherford come bandleader di Mike + The Mechanics.[12][13][14]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]1967-1970: dalle origini alla Charisma Records
[modifica | modifica wikitesto]
Il nucleo originario dei Genesis si formò negli anni sessanta a Godalming, nel Surrey, presso la Charterhouse School, collegio di prestigio improntato a sistemi educativi rigidi e tradizionali e all'epoca frequentato esclusivamente da maschi di estrazione sociale medio-alta.[15][16][17] Se da un lato proprio tale ambiente difficile indusse i futuri fondatori del gruppo a cercare sfogo nella musica pop, in alcuni casi avversata dalle stesse autorità scolastiche,[16] di contro l'alta formazione che la scuola vantava era destinata a influenzare la poetica e lo stile dei loro primi lavori.[17]
Già nel 1965-66 in due diverse ali del collegio si erano formati gruppi musicali; da una parte gli Anon, composti da Mike Rutherford (chitarra), Richard McPhail (voce), Rivers Jobe (basso) e Rob Tyrell (batteria); dall'altra i Garden Wall: Tony Banks (pianoforte), Peter Gabriel (voce) e Chris Stewart (batteria); quest'ultima sezione era frequentata anche da Anthony Phillips (chitarra), più giovane di un anno, che ebbe occasione di suonare in entrambe le formazioni.[18] Nel 1967 McPhail e Tyrell lasciarono il collegio e le due band si fusero in una sola, ancora senza nome, composta da Banks, Gabriel, Phillips, Rutherford e Stewart.[18]

Come Peter Gabriel raccontò anni dopo, i cinque – la cui età si aggirava allora fra i 16 e 17 anni – si consideravano più una «cooperativa di autori» che un gruppo vero e proprio,[19] con l'idea di scrivere brani per altri artisti piuttosto che incidere dischi o tenere concerti a proprio nome.[20] Nell'aprile del 1967, presso uno studio amatoriale a Chiswick,[21] il quintetto registrò un nastro di brani inediti tra cui la prima canzone in assoluto scritta a quattro mani da Banks e Gabriel: She Is Beautiful, che in seguito, con un testo completamente diverso, sarebbe divenuta The Serpent.[22]
Quello stesso anno, tornò in visita alla Charterhouse l'ex allievo Jonathan King, divenuto nel frattempo cantante – con all'attivo il singolo di discreto successo Everyone's Gone to the Moon (1965) – nonché A&R per la Decca Records, tramite edizioni musicali da lui stesso fondate.[23] I giovanissimi autori, troppo timidi per avvicinarlo direttamente, incaricarono un amico di consegnargli una copia del loro demo.[23] Il talent scout lo ascoltò, vi colse buone potenzialità e decise di proporre i ragazzi alla Decca: la loro minore età implicò tuttavia la mediazione dei genitori e il contratto con l'etichetta – inizialmente pensato da King stesso per durare cinque anni – fu ridotto a un solo anno con opzione di rinnovo, il che tra l'altro si sarebbe rivelato decisivo per il futuro della band.[23] Il discografico ideò persino il nome Genesis, a indicare così la genesi di un nuovo progetto e anche perché i diretti interessati non ne avevano ancora scelto uno.[22]
Finanziati dal loro scopritore, nell’agosto del 1967 i cinque registrarono presso i Regent Studios di Londra una prima serie di brani che però King reputò poco commerciabili.[24][25] Il rifiuto indusse allora gli autori a compiacere il loro mentore imitando lo stile di artisti dal lui prediletti come i Bee Gees[25] e una nuova sessione di registrazione tenuta negli stessi studi a dicembre ebbe maggiore fortuna, fruttando ai Genesis i loro primi due 45 giri: The Silent Sun/That's Me fu pubblicato il 2 febbraio 1968[26] e A Winter's Tale/One-Eyed Hound il 24 maggio seguente.[27] Nessuno dei due singoli ottenne riscontri di vendite significativi, malgrado passaggi radiofonici regolari del primo da parte dell'emittente pirata Radio Caroline e un paio di recensioni positive sul Melody Maker e sul New Musical Express;[28] ma ciò non frenò l'A&R della Decca il quale, subito dopo, si offrì di produrre egli stesso un intero album del gruppo.[28]

King anzitutto chiese ai Genesis di migliorare la sezione ritmica, il che li portò a sostituire Chris Stewart con Jonathan Silver, batterista che Peter Gabriel aveva conosciuto a Londra e che mise anche a disposizione la casa dei suoi genitori a Oxford per le prove.[29] Silver di fatto rimase nel gruppo solo fino al termine delle registrazioni dell'album, che i cinque completarono in soli tre giorni, sempre ai Regent Studios, nell'agosto del 1968 durante le vacanze estive dato che, a parte il batterista, tutti frequentavano ancora l'ultimo anno di liceo.[30] Al produttore si deve anche l'idea di dare all'intero lavoro un filo conduttore ispirato alla Bibbia, che andasse dalla Genesi alla Rivelazione, benché di fatto solo i testi di tre brani contenessero riferimenti alle Scritture.[31]
Malgrado le premesse lusinghiere, il gruppo per alcuni mesi dopo la registrazione non ricevette più notizie né dalla casa discografica né da King;[32] quest'ultimo intanto aggiunse all'album arrangiamenti per archi e ottoni, a cura di Arthur Greenslade e Lou Warburton, che conferirono al prodotto finale un'atmosfera più leziosa e tradizionale rispetto alle intenzioni degli autori, i quali tuttavia se ne sarebbero accorti soltanto a disco già uscito.[32]
La Decca infine pubblicò From Genesis to Revelation nel marzo del 1969,[33] senza alcuna promozione né per radio né sulla stampa, il che per i Genesis, con il senno di poi, fu la prova che King aveva perso ogni interesse per loro.[32] All'epoca, dell'album furono vendute solo 649 copie[34] e gli obblighi contrattuali tra gruppo e casa discografica si esaurirono con la pubblicazione, il 27 giugno 1969, di un nuovo 45 giri tratto dall'album: Where the Sour Turns to Sweet/In Hiding, anch'esso del tutto ignorato dal pubblico.[32][35]
Intanto Jonathan Silver si era trasferito negli Stati Uniti per frequentare la Cornell University e gli altri, visti gli esiti deludenti del debutto, accantonarono i progetti artistici per alcuni mesi.[36] Sul finire del 1969 tuttavia i quattro membri fondatori decisero di ritentare la strada della professione musicale e ripresero a comporre insieme,[37] cercando nel frattempo un nuovo batterista fra gli annunci del Melody Maker. Per tale ruolo di lì a poco scelsero John Mayhew, di 3-4 anni più grande e, a differenza loro, già con diversi concerti all'attivo.[38]
Dall'ottobre 1969 all'aprile 1970 i Genesis si ritirarono nelle campagne vicino Dorking, nel Surrey, presso il "Christmas Cottage" di proprietà dei genitori dell'ex compagno di scuola e di gruppo Richard McPhail il quale svolse per loro anche i ruoli di cuoco, autista, roadie, fonico e tuttofare (divenne poi road manager del gruppo fino al 1973 e, nel 1978, tour manager di Peter Gabriel).[22] Tutti in seguito indicarono questo come il periodo in cui divennero una vera band.[16] Appoggiati economicamente dalle famiglie, i cinque alternarono la composizione ai primi concerti,[39] il primo in assoluto dei quali fu il 28 ottobre 1969 a Chobham, ad una festa privata presso amici di famiglia di Peter Gabriel: il loro compenso per la serata fu di 25 sterline;[40][41] il debutto di fronte a un pubblico pagante avvenne invece il 1º novembre, presso la Brunel University di Uxbridge.[42] Proprio nel circuito universitario il gruppo riuscì a procurarsi le prime scritture, in alcuni casi aprendo i concerti di artisti professionalmente più avviati come Atomic Rooster, T. Rex e Nick Drake.[43]
Il 9 gennaio 1970, presso gli studi televisivi della BBC a Shepherd's Bush, i Genesis registrarono alcuni brani prodotti da Paul Samwell-Smith, ex bassista degli Yardbirds, e in teoria destinati a un documentario televisivo, poi mai realizzato, su un pittore di nome Mick Jackson.[44] Il 22 febbraio, negli studi della BBC a Maida Vale, eseguirono dal vivo per il programma radiofonico Night Ride i brani Shepherd, Pacidy, Let Us Now Make Love, Stagnation e Looking for Someone: gli ultimi due, in versioni posteriori e rielaborate, sarebbero finiti sul loro successivo album mentre il restante materiale tratto da entrambe le sessioni vide la luce ufficialmente solo molti anni dopo, nei cofanetti Genesis Archive 1967-75 (1998) e Genesis 1970-1975 (2007); i nastri di gennaio in particolare hanno una certa importanza storica, per la presenza al loro interno di temi musicali poi confluiti in brani pubblicati con un'altra formazione, come The Musical Box, The Fountain of Salmacis e Anyway.[45]

Nel marzo del 1970, l'agente dei Genesis Marcus Bicknell procurò loro una residency di una sera alla settimana presso il Ronnie Scott's Jazz Club di Soho;[46] qui li notò John Anthony, produttore della Charisma Records, il quale a sua volta convinse il suo capo Tony Stratton-Smith, che abitava a pochi passi dal locale londinese, a venirli a sentire.[47] L'esibizione alla presenza di "Strat" – ricordata autoironicamente da Peter Gabriel per il fatto che «c'era più gente sul palco che tra il pubblico»[16] – divenne così di fatto un provino: di lì a poco i cinque firmarono per la Charisma e ottennero un anticipo per il loro secondo album, che registrarono poi ai Trident Studios di Londra nel giugno del 1970.[48] Prodotto dal gruppo assieme allo stesso John Anthony, Trespass sarebbe uscito il 23 ottobre[49] ma, nei quattro mesi che separarono incisione e pubblicazione dell'album, eventi decisivi avrebbero segnato il percorso della band.[16]
A disco ultimato infatti – e dopo un ultimo concerto a Haywards Heath, il 18 luglio 1970 – Anthony Phillips decise di lasciare il gruppo per problemi di salute, in parte legati a una sopraggiunta paura del palcoscenico.[48] L'abbandono del chitarrista, fino ad allora una delle figure trainanti anche sul piano compositivo,[16] fu un duro colpo per gli altri che arrivarono a porsi il dubbio se continuare o meno senza di lui.[22] Alla decisione di proseguire si affiancò anche quella di sostituire John Mayhew con un batterista più propositivo sul piano degli arrangiamenti.[16] Phillips dal 1977 intraprese una prolifica carriera da solista incentrata esclusivamente su lavori in studio, gran parte dei quali solo strumentali.[50] Mayhew invece visse per un lungo periodo in Australia e Nuova Zelanda facendo perdere le proprie tracce[51] e dal 1982 abbandonò il mondo della musica;[52] fu solo al suo rientro nel Regno Unito negli anni duemila che il management dei Genesis riuscì a mettersi in contatto con lui e a pagargli le royalty di Trespass;[22] morì nel 2009 all'età di 62 anni.[53]
Nell'estate del 1970, Stratton-Smith pubblicò un annuncio sul Melody Maker e la band incominciò audizioni per batteristi e chitarristi presso la casa dei genitori di Peter Gabriel, a Chobham.[54] Il 4 agosto, il batterista Phil Collins si presentò al provino insieme al chitarrista Ronnie Caryl, già con lui nei Flaming Youth: Caryl faticò a integrarsi perché poco incline a suonare parti già scritte[55] mentre il batterista si rivelò subito il candidato ideale, sia dal lato squisitamente musicale che per il carattere diretto e gioviale che stemperava l'atmosfera spesso tesa all'interno del gruppo.[16]
In tale assetto ancora provvisorio, i Genesis provarono per alcune settimane a Farnham dopodiché, più o meno mentre Trespass usciva sul mercato, tornarono a esibirsi dal vivo dapprima come quartetto – salvo un paio di concerti con Caryl[56] – quindi per circa due mesi con Mick Barnard, già chitarrista in un gruppo di Aylesbury.[56] La ricerca di un quinto elemento stabile comunque proseguì e a fine anno, sempre tramite il Melody Maker, la band scoprì Steve Hackett, chitarrista con all'attivo un album assieme ai Quiet World. Su invito degli stessi Genesis, Hackett ascoltò Trespass e, il 28 dicembre 1970, andò a vedere il gruppo al Lyceum Theatre di Londra, traendo un'impressione positiva sia dall'esibizione che dalla risposta del pubblico.[54]
1971-1975: il quintetto stabile e l'ascesa
[modifica | modifica wikitesto]
La formazione comprendente sia Collins che Hackett debuttò presso lo University College di Londra il 14 gennaio 1971.[57] Quasi in contemporanea, Stratton-Smith ideò una tournée nel Regno Unito che ogni sera vedeva avvicendarsi sul palco tre gruppi della Charisma: Genesis, Lindisfarne e Van der Graaf Generator: per le nove tappe dal 24 gennaio al 13 febbraio, l'allora promoter Tony Smith, futuro manager degli stessi Genesis, bloccò il prezzo del biglietto a sei scellini e ottenne così in breve tempo il tutto esaurito.[58]
In marzo, grazie a contatti fra la Charisma e Piero Kenroll, redattore della rivista belga Télémoustique cui "Strat" aveva inviato una copia di Trespass, i Genesis varcarono per la prima volta i patri confini per esibirsi alla maison des jeunes «Ferme V» di Woluwe-Saint-Lambert, in Belgio.[59] L'attività concertistica del gruppo proseguì incessante nel Regno Unito per tutta la prima metà del 1971, anche dopo un incidente che ebbe luogo al Friars di Aylesbury il 19 giugno: durante il brano The Knife che chiudeva il concerto, Gabriel spiccò un balzo dal palco verso il pubblico ma cadde malamente, fratturandosi una caviglia; il cantante riuscì a onorare gli impegni seguenti esibendosi dapprima su una sedia a rotelle e poi appoggiato a una sorta di stampella improvvisata fatta con una scopa capovolta.[60]
In seguito, con Gabriel ancora convalescente, i cinque si dedicarono alla composizione presso la Luxford House, una villa del XVI secolo sita a Crowborough nell'East Sussex e affittata da Stratton-Smith appositamente per i gruppi della sua scuderia (una foto scattata quello stesso anno nel giardino della villa divenne l'interno copertina dell'album Pawn Hearts dei Van der Graaf Generator),[61] quindi in agosto i Genesis tornarono ai Trident Studios per registrare il loro terzo album, di nuovo con John Anthony in veste di coproduttore.[62]
Il 12 novembre 1971[63] venne pubblicato Nursery Cryme, nel quale brani come The Musical Box e The Fountain of Salmacis proseguivano nello stile già inaugurato con Trespass e definirono il sound del gruppo nella nuova formazione;[64] Hackett e Collins in particolare vi contribuirono scrivendo assieme il brano For Absent Friends, cantato sul disco dallo stesso batterista, il quale esordì così nel ruolo di voce solista dei Genesis.[65]
Nel Regno Unito, malgrado un'entusiastica nota promozionale firmata Keith Emerson, il nuovo album non segnò un grosso progresso di vendite rispetto a Trespass; tuttavia alla fine dell'anno balzò in testa alla classifica belga e, pochi mesi dopo, al quarto posto in Italia.[66] Perciò nel marzo del 1972 i Genesis tornarono in Belgio per un'esibizione dal vivo nel programma televisivo Pop-Shop[59] e in aprile intrapresero la loro prima tournée italiana, ricevendo un'accoglienza per loro stessi inaspettata e suonando in luoghi assai più grandi e capienti che in patria.[66]
Dalla metà del 1972, il cantante incominciò gradualmente a lavorare anche sulla sua presenza scenica: il 29 maggio, quando i Genesis si esibirono al Great Western Express Festival di Bardney nel Lincolnshire, si presentò sul palco con la fronte rasata, gli occhi truccati di nero e un vistoso diadema attorno al collo. Fu il primo di una lunga serie di espedienti per tenere viva l'attenzione.[67]
Il 28 settembre il gruppo suonò al National Stadium di Dublino e Gabriel, senza avvertire nessuno, al termine della sezione strumentale centrale del brano The Musical Box rientrò in scena con indosso un vestito rosso di sua moglie e sul capo una maschera da volpe, tra lo stupore del pubblico e del gruppo stesso;[22] il travestimento ricalcava la figura di donna con testa di volpe dipinta sulla copertina dell'album Foxtrot, appena pubblicato. Quando, due settimane dopo, sul Melody Maker comparve una pubblicità del nuovo disco, a tutta pagina, con la foto del frontman nello stesso costume,[68] anche gli altri membri dei Genesis, dapprima perplessi da quelle che parevano loro mere stravaganze, intuirono che Gabriel in tal modo stava contribuendo a dare al gruppo un'immagine.[16]
Nel primo semestre del 1972 i Genesis alternarono un'intensa attività dal vivo, concentrata soprattutto in patria ma con puntate in Belgio, Italia, Francia e Olanda, e la composizione di un nuovo disco, che per buona parte si svolse presso la Una Billings School of Dance di Shepherd's Bush, a Londra.[69] Tra agosto e settembre, i cinque registrarono presso gli Island Studios e, data la temporanea indisponibilità di John Anthony, passarono al vaglio un paio di produttori che però non entrarono in sintonia con il loro stile: in particolare, la Charisma aveva suggerito Bob Potter per il lavoro svolto in precedenza coi Lindisfarne, allora gruppo di punta dell'etichetta; tuttavia quando Potter propose di tagliare l'introduzione strumentale del brano Watcher of the Skies, i Genesis si rifiutarono di lavorare con lui[70] e lo sostituirono con David Hitchcock, già produttore di due album dei Caravan.[71] Di fatto, a coprodurre di fatto parte dell'album fu l'ingegnere del suono John Burns, che il gruppo avrebbe poi confermato ufficialmente in tale ruolo per ulteriori tre album.[70]
Foxtrot, pubblicato il 15 settembre 1972,[72] segnò un primo significativo incremento di vendite rispetto ai due precedenti album incisi dai Genesis per la Charisma: dopo una sola settimana arrivò al 12º posto nella Official Albums Chart britannica e per altre sette settimane rimase fra i primi 100;[73] fu anche il primo loro disco distribuito negli Stati Uniti, a cura della Buddah Records,[74] motivo per cui il gruppo subito dopo si recò per la prima volta oltreoceano per due soli concerti, a Boston e New York.[74]
Dal gennaio 1973 il gruppo riprese i concerti in Europa; in particolare, quello del 9 febbraio 1973 al Rainbow Theatre di Londra segnò il debutto di una serie di travestimenti di Gabriel, ispirati ai testi dei brani: un copricapo con ali di pipistrello in Watcher of the Skies, una maschera da vecchio nel finale di The Musical Box e, durante Supper's Ready, una maschera da fiore (Willow Farm) e una con forme geometriche (Apocalypse in 9/8); il direttore di produzione Adrian Selby inoltre ideò lunghi veli di stoffa bianca che dal soffitto pendevano fino a terra, nascondendo parte della strumentazione, e risaltavano alla luce di lampade a luce ultravioletta assieme ai musicisti, anch'essi vestiti di bianco eccetto Gabriel stesso.[75]
Alcune foto del concerto di Londra, scattate dal giornalista italiano Armando Gallo e dal fotografo statunitense Bob Gruen,[76] divennero la copertina del primo disco dal vivo del gruppo: Genesis Live, pubblicato nel luglio del 1973 e tratto da due concerti tenuti in febbraio a Manchester e a Leicester.[76] Benché la pubblicazione di un live non incontrasse all'epoca il favore della band,[75] l'album – anche grazie al prezzo ridotto – superò le vendite di Foxtrot e fu il primo dei Genesis a entrare fra i primi dieci posti della Official Albums Chart britannica, arrivando al nono il 12 agosto.[77] I concerti legati a Foxtrot terminarono intanto tra il marzo e l'aprile del 1973 con una seconda tournée Americana, più lunga e meglio organizzata.[75]

Tra il maggio e il luglio del 1973, grazie anche all'uscita e al buon piazzamento in classifica di Genesis Live, il gruppo poté prendersi una pausa dai concerti e dedicarsi alla composizione in tempi più diluiti del consueto.[16] La creazione del nuovo disco avvenne per buona parte in una villa a Chessington e, in misura minore, nuovamente presso la Una Billings School of Dance.[16] In seguito, i Genesis tornarono agli Island Studios per registrare il loro quinto album.[78]
Selling England by the Pound fu pubblicato il 5 ottobre 1973[79] e raggiunse la terza posizione della classifica britannica, divenendo così il più venduto in assoluto del periodo con Gabriel.[80] Il singolo I Know What I Like (In Your Wardrobe) fu il primo del gruppo a entrare nella Official Singles Chart.[9] Sul brano More Fool Me Phil Collins ricoprì il ruolo di voce solista, per la seconda volta dopo For Absent Friends; il batterista cantò il brano anche nei concerti legati al disco, accompagnato come in studio dal solo Mike Rutherford alla chitarra a 12 corde.[81]
Il 1973 si concluse per il gruppo con un nuovo tour del Nord America che culminò nella prima loro apparizione sulla West Coast, con sei concerti in tre giorni al Roxy Theatre di Hollywood dal 17 al 20 dicembre, che registrarono il tutto esaurito.[81] Con l'arrivo del 1974, l'ex promoter Tony Smith divenne manager dei Genesis, ruolo che avrebbe conservato per tutto il resto della loro carriera. Smith fra l'altro li trovò in seria difficoltà economica poiché avevano accumulato con la casa discografica un debito di circa duecentomila sterline, che avrebbero colmato solo due anni dopo.[82]
La promozione di Selling England by the Pound proseguì in Europa nei primi mesi del 1974; dal 3 al 6 febbraio il gruppo tornò in Italia, dove il nuovo album nel frattempo era arrivato nella zona alta della classifica, con quattro date che registrarono un'affluenza di pubblico mai raggiunta dal gruppo in Europa prima di allora.[83] In questo stesso periodo lo spettacolo dal vivo dei Genesis raggiunse una sua prima completezza sia dal punto di vista musicale che visivo, grazie anche a nuovi travestimenti di Gabriel; un sondaggio della rivista britannica NME lo elesse migliore show dell'anno davanti a quelli di gruppi allora molto più affermati come Yes, Emerson, Lake & Palmer, The Who e Pink Floyd.[81]
Nella seconda metà del 1974 i Genesis si lanciarono nell'impresa probabilmente più ambiziosa della loro carriera: un concept album basato interamente su un'unica storia: dopo aver scartato la proposta di Rutherford di ispirarsi a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, il gruppo cominciò a lavorare su un racconto scritto da Gabriel, dal titolo The Lamb Lies Down on Broadway.[16] In luglio i cinque si ritirarono a comporre l'opera presso la Headley Grange – ex albergo dei poveri situato nell'East Hampshire già noto per aver ospitato le registrazioni di due album dei Led Zeppelin[84] – e crearono materiale sufficiente per un doppio album, facendo così fronte anche all'esigenza di sviluppare la narrazione in maniera fluida.[85][86]
Nello stesso periodo Peter Gabriel fu avvicinato dal regista statunitense William Friedkin, appena affermatosi a livello internazionale con i film The French Connection e L'esorcista: Friedkin aveva visto i Genesis al Roxy di Los Angeles ed era rimasto colpito dalle storie che il frontman narrava tra un brano e l'altro, oltre che da un suo racconto riportato sulla copertina di Genesis Live, e gli propose di collaborare alla scrittura di sceneggiature.[87] Gli altri membri dei Genesis tuttavia, nel timore che tale impegno rallentasse il loro lavoro, posero Gabriel di fronte a un aut-aut: il cantante scelse allora di lasciare il gruppo una prima volta, salvo poi tornare sui suoi passi quando l'idea del regista si rivelò meno concreta del previsto.[88] La casa discografica e il manager Tony Smith mediarono per ricucire lo strappo, ma la vicenda segnò comunque una prima frattura tra Gabriel e i compagni di gruppo, i quali presero coscienza che il pericolo di un distacco del cantante, pur temporaneamente scampato, avrebbe potuto ripresentarsi in qualunque momento.[85]

I cinque registrarono il nuovo album tra l'agosto e l'ottobre 1974 al Glaspant Manor nel Carmarthenshire, in Galles, su attrezzatura mobile degli Island Studios e con John Burns per l'ultima volta in veste di coproduttore; contemporaneamente, la difficile prima gravidanza della moglie di Gabriel riversò un ulteriore stress sul frontman il quale fu costretto a dividersi fra la famiglia e il gruppo e per tutto il periodo viaggiò avanti e indietro tra il Galles e Londra per assistere moglie e figlia neonata:[16] anche in tale circostanza, a detta sia di Gabriel stesso, sia col senno di poi dei compagni di gruppo, gli altri non gli dimostrarono molta comprensione, lamentando piuttosto che fosse indietro nella stesura dei testi – di cui si era fatto carico totalmente, essendo la storia di sua ideazione – e che tale ritardo avesse fatto slittare anche l'uscita del disco.[16]
The Lamb Lies Down on Broadway fu pubblicato in tutto il mondo il 22 novembre 1974,[89] due giorni dopo il debutto di un tour internazionale, che avvenne a Chicago.[12] Phil Collins anni dopo sottolineò come presentare integralmente un'opera così complessa a un pubblico che non aveva avuto ancora il tempo di ascoltarla fosse stato un mezzo suicidio commerciale.[16] Meno di una settimana dopo, a Cleveland, Gabriel comunicò al gruppo e a Tony Smith la propria decisione: a fine tournée avrebbe lasciato i Genesis, stavolta definitivamente.[12] Il gruppo eseguì l'intero album dal vivo per centodue volte, in altrettante date tra Nordamerica ed Europa,[12] avvalendosi fra l'altro, dal lato visivo, di tre schermi per la proiezione di diapositive. Gabriel impersonava il portoricano Rael, suo alter ego e protagonista del racconto; unica variante al personaggio era il travestimento che il cantante indossava per il brano The Colony of Slippermen: un grottesco mostro ricoperto di grossi bubboni e con testicoli gonfiabili.[12] Nei bis infine la band eseguiva gli unici brani del concerto tratti da dischi precedenti: Watcher of the Skies, The Musical Box e, solo in alcune date, anche The Knife.[12]
Il tour si concluse al Palais des Sports di Besançon (Francia) il 22 maggio 1975.[90] L'uscita di Gabriel dal gruppo fu tenuta segreta sino al 16 agosto, quando la notizia apparve in prima pagina sul Melody Maker.[91] Venti giorni dopo, dalle stesse colonne, il frontman spiegò le ragioni della sua decisione con una lettera scritta nello stesso stile dei suoi testi, ricco di metafore, paronomasie e giochi di parole.[92] Varie le motivazioni da lui addotte; anzitutto, il successo finalmente raggiunto aveva irrigidito i ruoli all'interno del gruppo, rendendogli più difficile far passare le sue idee: ad esempio la combinazione tra musica e immagini, cui teneva molto; il cantante confessò inoltre di essersi accorto di «guardare alle cose come "il famoso Gabriel"» e «a pensare in termini di affari [...] trattare dischi e pubblico come denaro me li stava allontanando»; infine, l'esigenza di stare più vicino alla sua famiglia non si conciliava, almeno per il momento, con i ritmi dello show business; Gabriel precisò anche che il distacco era avvenuto senza alcuna ostilità, né con il gruppo né con il management.[92] Il cantante si ritirò a vita privata per circa due anni dopodiché, a partire dal 1977, tornò sulle scene con una carriera da solista nella quale, fin da subito, volle affrancarsi dal marchio di "ex-Genesis" e ricercare un'immagine e uno stile nuovi e personali.[93]
1975-1977: da Collins frontman all'uscita di Steve Hackett
[modifica | modifica wikitesto]Tra giugno e luglio del 1975, Steve Hackett fu il primo membro dei Genesis a registrare un album come solista avvalendosi, fra l'altro, della collaborazione di Collins e Rutherford: Voyage of the Acolyte fu pubblicato a ottobre.[94][95] A settembre i Genesis si ritrovarono nuovamente per comporre, rimandando la scelta di un nuovo cantante a quando il materiale fosse pronto; seguirono decine di audizioni, anche dopo che il gruppo aveva interamente registrato le basi strumentali per un nuovo album ai Trident Studios, tra ottobre e novembre 1975, con la coproduzione di David Hentschel.[96] Il compito di illustrare le parti vocali agli aspiranti spettò a Phil Collins, che nel gruppo aveva cantato da sempre sia in studio che in concerto.[97]

All'avvicinarsi della scadenza per l'uscita del disco, i quattro non avevano ancora scelto nessuno: fu allora che Collins decise di fare un tentativo di incidere tutte le voci; inaspettatamente sia per il gruppo che per lui stesso, il batterista riuscì a superare la prova anche nei brani più difficili e il quartetto decise così che l'album era completo.[96] A Trick of the Tail uscì nel febbraio 1976 e in breve tempo si affermò sia nel Regno Unito – dove arrivò al terzo posto in classifica – sia all'estero, consentendo fra l'altro ai Genesis di pareggiare il proprio bilancio economico dopo sette anni di carriera e smentire le previsioni di buona parte della stampa musicale che li aveva dati per spacciati all'indomani della partenza di Gabriel.[98]
Di fronte all'imminente ripresa dei concerti, i quattro non avevano ancora accantonato l'idea di trovare un nuovo cantante, poiché davano per scontato che Collins avrebbe suonato la batteria e, malgrado egli fosse in grado di cantare da dietro i tamburi, erano coscienti del bisogno di un frontman.[99] Ben presto tuttavia il batterista si convinse a guadagnare egli stesso il centro del palco[99] e contattò Bill Bruford, in precedenza con Yes e King Crimson, per sostituirlo nei brani cantati; Collins avrebbe comunque continuato a suonare nelle parti strumentali più lunghe, quasi sempre duettando con lui.[96]
La nuova formazione provò dal 1° al 12 marzo 1976 presso l'ormai consueta Una Billings School di Londra quindi si trasferì a Dallas, nel Texas, per la produzione dello spettacolo dal vivo.[100] Il tour di A Trick of the Tail debuttò il 26 marzo 1976 a London, Ontario.[96] A parte l'inevitabile apprensione dei primi momenti, Collins si adattò presto al ruolo di frontman, forte anche di esperienze come attore per il teatro e la televisione maturate durante l'adolescenza, e rimpiazzò le variopinte e complesse esibizioni di Gabriel con uno stile personale, diretto e orientato al puro intrattenimento, senza ricorrere a costumi o travestimenti; essendo poi già noto come membro del gruppo, non ebbe grosse difficoltà a farsi accettare anche nella nuova veste, sia dal pubblico che dalla stampa.[101] Il tour proseguì negli Stati Uniti fino all'inizio di maggio, quindi tra giugno e luglio toccò l'Europa; da due concerti a Glasgow (8-9 luglio) e dall'ultimo a Stafford (10 luglio)[102] fu tratto il film Genesis: In Concert, diretto da Tony Maylam.[103] con la fine della tournée, si concluse anche l'esperienza di Bill Bruford nei Genesis.[104]

Nel settembre del 1976 i Genesis si ritirarono per tre settimane a registrare presso i Relight Studios di Hilvarenbeek, nei Paesi Bassi: la scelta di incidere un album all'estero per la prima volta nella loro carriera fu dettata, secondo il racconto di Mike Rutherford, da ragioni fiscali.[105] La genesi del disco fu segnata tra l'altro da frizioni fra Steve Hackett e il resto del gruppo, causate – secondo il chitarrista – dall'indisponibilità degli altri a lavorare su sue composizioni, come il brano Please Don't Touch che egli avrebbe finito per includere, due anni più tardi, nell'omonimo album come solista.[106]
L'ottavo lavoro in studio del gruppo, Wind & Wuthering, fu pubblicato nel dicembre del 1976[107] e, pur guadagnando le classifiche in vari paesi europei, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, complessivamente non riuscì a eguagliare le vendite di A Trick of the Tail.[108]
Per le tournée legate all'album, che partirono a gennaio 1977, i Genesis reclutarono il batterista statunitense Chester Thompson il quale – salvo una pausa nel 1997-98 – avrebbe mantenuto il ruolo sino al 2007. Da quattro concerti tenuti a Parigi nel giugno del 1977 (tranne il brano The Cinema Show, registrato l'anno prima con Bill Bruford)[109] il gruppo avrebbe tratto il doppio album dal vivo Seconds Out, pubblicato in ottobre.[110]
Nel frattempo, il 20 maggio 1977 uscì l'EP Spot the Pigeon contenente tre brani scartati da Wind & Wuthering; il brano Inside and Out in particolare avrebbe rappresentato l'ultimo contributo in studio di Steve Hackett nei Genesis, sia come chitarrista che come autore: durante i missaggi di Seconds Out Hackett decise infatti di lasciare il gruppo, che egli avvertiva ormai come un ostacolo alla sua creatività.[111] Banks, Collins e Rutherford decisero di non rimpiazzarlo e di proseguire come trio, almeno in studio. Rutherford si caricò perciò delle parti sia di basso che di chitarra[112] e tale formazione a tre era destinata a rimanere stabile sino al 1996.[113]
Hackett proseguì in una carriera da solista e, a partire dagli anni novanta, in concerto tornò ad affiancare al proprio repertorio brani da lui incisi con i Genesis. Al suo ex-gruppo il chitarrista dedicò anche due album in studio intitolati Genesis Revisited (1996) e Genesis Revisited II (2012), che videro la partecipazione di vari ospiti tra cui Bill Bruford, Chester Thompson, John Wetton, Jakko Jakszyk e Steven Wilson.[114]
1978-1996: il trio e l'apice del successo commerciale
[modifica | modifica wikitesto]
All'inizio del 1978, i tre membri rimasti tornarono ai Relight Studios per incidere l'album ...And Then There Were Three..., che uscì a marzo e dal quale furono tratti tre singoli, il primo dei quali, Follow You Follow Me, rappresentò per il gruppo il primo successo negli Stati Uniti d'America, spingendosi fino alla 23ª posizione della Billboard Hot 100 il 24 giugno 1978,[115] dopo aver raggiunto in patria la settima posizione della Official Singles Chart il 9 aprile.[116]
I tour legati all'album furono i più imponenti intrapresi fino ad allora dai Genesis: oltre a esibirsi di fronte a 100 000 persone al festival di Knebworth a giugno, e a totalizzarne 120 000 alla Fête de l'Humanité in Francia a settembre, a fine anno suonarono per la prima volta in Giappone.[117] In queste tournée, fece la prima apparizione al loro fianco il chitarrista statunitense Daryl Stuermer, anch'egli come Chester Thompson destinato a divenire elemento stabile nei concerti dei Genesis e in seguito collaboratore fisso anche di Collins come solista, sia in studio che dal vivo.[118]
Subito dopo i suddetti tour, nel dicembre 1978, Collins raggiunse la moglie e il figlio a Vancouver in Canada[119] nel tentativo di salvare il suo primo matrimonio e comunicò ai suoi due colleghi che sarebbe rimasto nei Genesis soltanto se avessero trovato il modo di proseguire malgrado la distanza.[99] I tre si presero quindi una pausa durante la quale Banks e Rutherford lavorarono ai rispettivi primi lavori solisti: A Curious Feeling di Banks avrebbe visto la luce l'8 ottobre 1979 e Smallcreep's Day di Rutherford il 15 febbraio 1980.[120] A metà del 1979 Collins, dopo la separazione definitiva dalla moglie, rientrò nel Regno Unito e a settembre i Genesis si ritrovarono nella sua casa a Guildford, nel Surrey, per comporre un nuovo album[117] che registrarono poi a fine anno a Stoccolma, presso i Polar Studios di proprietà degli ABBA, per l'ultima volta con la coproduzione di David Hentschel.[121]

Il 24 marzo 1980 il gruppo pubblicò il decimo album in studio, Duke: accanto a sei brani composti dai singoli membri nel 1979 (Collins esordì come unico autore nei due brani Misunderstanding e Please Don't Ask), il disco conteneva in apertura tre brani uniti fra loro (Behind the Lines, Duchess e Guide Vocal) e in chiusura un lungo finale in gran parte strumentale (Duke's Travels e Duke's End), che la band nelle prove a Guildford aveva concepito come una lunga suite, salvo poi abbandonare l'idea in favore di una maggiore coesione dell'intero album.[122]
Duke fu il primo disco dei Genesis a raggiungere la prima posizione nella Official Albums Chart britannica, il 5 aprile 1980; Il singolo Turn It On Again tratto dall'album rimase otto settimane nelle classifiche spingendosi fino all'ottavo posto;[123] il gruppo avrebbe inserito il brano regolarmente nella scaletta di tutti i concerti dal 1980 al 2022, oltre a rispolverarne il titolo per una compilation e un tour.[124] Seguì una tournèe in cui la band predilesse locali e teatri di dimensioni ridotte rispetto alle grandi arene e agli stadi del 1978.[99]
A febbraio del 1981 anche Phil Collins pubblicò il suo primo album da solista, Face Value, con brani scritti nel 1979 durante la pausa dal gruppo: il disco, trainato dal singolo In the Air Tonight, arrivò primo in classifica in vari Paesi e segnò l'inizio di una fortunata e poliedrica carriera che il batterista cantante fino al 1996 avrebbe alternato a quella con i Genesis, contribuendo indirettamente con il proprio successo anche alla definitiva affermazione internazionale della sua band di provenienza.[125]
L'evento, intitolato: Six of the Best per evitare l'uso del nome Genesis, fu allestito assieme a Tony Smith, manager sia del gruppo che di Gabriel stesso, per aiutare il cantante a colmare un ingente passivo finanziario conseguito alla prima edizione del WOMAD Festival, da lui stesso organizzata a luglio.[90]
Steve Hackett, che allora si trovava in Brasile e pertanto non aveva potuto assicurare la sua partecipazione, riuscì all'ultimo minuto a prendere un volo per Londra e arrivò così in tempo per il bis del concerto, suonando con tutti gli altri i brani I Know What I Like e The Knife.[126]
Nel frattempo i Genesis avevano acquistato Fisher Lane Farm, una cascina rurale sita a Chiddingfold nel Surrey, che convertirono dapprima in sala prove quindi in studio di registrazione, che chiamarono semplicemente The Farm e nel quale da allora in avanti avrebbero prodotto tutti i loro album e buona parte dei rispettivi lavori come solisti.[127] Nel marzo 1981, con lo studio ancora in fase di completamento, il trio incominciò a comporre un nuovo disco, che registrò poi a luglio con l'assistenza di Hugh Padgham, da poco divenuto anche produttore d'elezione di The Police e già ingegnere del suono su Face Value di Collins e sul terzo album di Peter Gabriel.[128][129]
Il 14 settembre 1981 il gruppo pubblicò l'album Abacab, caratterizzato dalla ricerca di uno stile ancor più accessibile rispetto ai lavori precedenti e più in generale dalla dichiarata volontà di creare una netta discontinuità con il passato, a partire dalla produzione fino alla copertina stessa.[99] Fra le novità, le sedute di registrazione videro la partecipazione straordinaria in due brani dei Phenix Horns, la sezione fiati degli Earth, Wind & Fire già impiegata da Collins su Face Value: il singolo No Reply at All in particolare fu il primo caso in cui musicisti esterni figurarono su un brano in studio dei Genesis.[130]
Il 21 maggio 1982 uscì, solo nel Regno Unito, l'EP 3×3 contenente tre inediti tratti dalle session di Abacab tra cui Paperlate, l'altro brano realizzato con i fiati: L'EP raggiunse la decima posizione della Official Singles Chart il 22 maggio 1982.[131] Il 4 giugno 1982 fu pubblicato il terzo album dal vivo del gruppo, Three Sides Live: come da titolo, l'album presentava tre facciate registrate durante le tournée del 1981 e la quarta contenente i brani in studio dell'EP precedente, più altri due risalenti alle registrazioni di Duke e già editi su 45 giri; nella sola edizione destinata al Regno Unito, anche la quarta facciata includeva brani dal vivo, risalenti a precedenti tour (1976, 1978 e 1980).
Tra il 1982 e il 1983 i tre membri dei Genesis lavorarono ai rispettivi album come solisti: il 7 settembre 1982 uscì Acting Very Strange di Rutherford, il 1º novembre 1982 fu la volta di Hello, I Must Be Going! di Collins e, nel giugno 1983 Banks pubblicò The Fugitive.[132][133][134] Nel 1983 il gruppo si riunì a The Farm per comporre un nuovo disco, partendo da zero e basandosi interamente su improvvisazioni poi rifinite e strutturate in un secondo momento: il dodicesimo album in studio, intitolato semplicemente Genesis, fu pubblicato il 3 ottobre.[135] I singoli da esso tratti, Mama, That's All, Home by the Sea e Illegal Alien, furono accompagnati da altrettanti video musicali.[136]
La tournée mondiale con cui i Genesis promossero l'album, partì il 6 novembre 1983 da Normal, in Illinois, e terminò il 29 febbraio 1984 a Birmingham, dove il concerto fu filmato e in seguito pubblicato in formato home video con il titolo Genesis Live – The Mama Tour.[137]
I due anni seguenti videro i tre di nuovo impegnati nelle rispettive carriere soliste: a gennaio 1985 fu pubblicato No Jacket Required di Collins; Rutherford fondò il gruppo Mike + The Mechanics il cui album omonimo di debutto uscì nell'ottobre del 1985; Banks infine raccolse due colonne sonore da lui scritte nell'album Soundtracks, pubblicato a marzo del 1986.
All'inizio del 1985 Collins smentì pubblicamente le voci di un presunto scioglimento dei Genesis, annunciando di avere già in programma con loro la registrazione di un disco per la fine dell'anno e una tournée a seguire.[138] Il gruppo lavorò al nuovo album tra l'ottobre 1985 e il febbraio 1986.[139] Il 9 giugno 1986 uscì Invisible Touch, contenente cinque singoli: Invisible Touch, Tonight, Tonight, Tonight, Land of Confusion, In Too Deep e Throwing It All Away dai quali furono tratti video musicali, poi raccolti assieme a quello del brano Anything She Does in un home video dal titolo Visible Touch;[140] le rimanenti due tracce, il lungo brano Domino e lo strumentale The Brazilian, richiamavano lo stile dei primi lavori, rivisitato con sonorità tipiche degli anni ottanta.[141] The Brazilian in particolare comparve lo stesso anno anche nella colonna sonora del film di animazione Quando soffia il vento di Jimmy Murakami.[142]
Invisible Touch segnò l'apice commerciale dei Genesis, divenendo nel tempo l'album più venduto in assoluto del gruppo anche negli Stati Uniti, con sei dischi di platino.[10] Il 1987 vide il tour legato all'album, i cui quattro concerti finali, tenuti allo stadio di Wembley a Londra dal 1º al 4 luglio, registrarono il tutto esaurito con un'affluenza complessiva di circa 300 000 spettatori; Tony Banks li indicò in seguito come la vetta assoluta del successo del gruppo.[143] Dalle riprese di una delle quattro serate la Virgin trasse il VHS Invisible Touch Tour (1988) in seguito edito in DVD con il titolo Live at Wembley Stadium (2003).

Seguì una pausa di circa quattro anni, durante la quale Rutherford fu nuovamente impegnato con Mike + The Mechanics, Collins pubblicò ...But Seriously (1989) e Banks i due album Bankstatement (1989) e Still (1991); l'unica apparizione dal vivo dei tre in questo periodo avvenne ad un evento benefico, organizzato in favore del Nordoff-Robbins Music Therapy Centre, che si tenne il 30 giugno 1990 a Knebworth di fronte a circa 150 000 spettatori e al quale parteciparono anche Pink Floyd, Paul McCartney, Mark Knopfler, Eric Clapton, Elton John, Robert Plant & Jimmy Page, Cliff Richard & The Shadows, Status Quo, Tears for Fears, Dire Straits, Ray Cooper e lo stesso Collins come solista. I Genesis eseguirono i brani Mama, Throwing it All Away e Turn It on Again, quest'ultimo unito in un medley a vari successi di altri artisti e con i tre eccezionalmente affiancati dalla band di Collins al completo, ossia Stuermer e Thompson più Leland Sklar (basso), Brad Cole (tastiere) e i Phenix Horns (sezione fiati).[144]
Tra marzo e settembre 1991 i Genesis tornarono a The Farm per comporre un nuovo album con la coproduzione di Nick Davis:[145] il 28 ottobre 1991 pubblicarono We Can't Dance, che nel Regno Unito esordì direttamente al primo posto in classifica e negli Stati Uniti avrebbe ottenuto quattro dischi di platino.[10] Dall'album furono tratti i singoli No Son of Mine, I Can't Dance, Jesus He Knows Me, Hold on My Heart e Tell Me Why, tutti supportati dai relativi video musicali.[136]
Dal tour europeo che seguì venne tratto il quarto album dal vivo del gruppo, The Way We Walk, suddiviso in due volumi separati, pubblicati in due tempi (novembre 1992 e gennaio 1993) e indicati rispettivamente con i sottotitoli The Shorts e The Longs, riferiti alla durata dei brani. Dal concerto dell'8 novembre 1992 all'Earl's Court di Londra fu tratto l'home video The Way We Walk - Live in Concert che uscì a marzo 1993.[146] Tra il 1993 e il 1996 i tre tornarono a progetti individuali: nel 1993 Collins pubblicò Both Sides e nel 1995 uscirono Strictly Inc. di Banks e Beggar on a Beach of Gold di Mike + The Mechanics. Nel 1996, Phil Collins annunciò ufficialmente di aver lasciato il gruppo per concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera come solista; di nuovo senza frontman, i membri stabili rimasti Banks e Rutherford dichiararono comunque di voler proseguire come Genesis.[147]
Anni 1996-2010: l'ultimo album in studio e le reunion
[modifica | modifica wikitesto]
Uno dei candidati a rimpiazzare Collins alla voce era il cantante, polistrumentista e produttore statunitense Kevin Gilbert,[148] il quale fra l'altro aveva interpretato parte dell'album The Lamb Lies Down on Broadway con il suo gruppo Giraffe, al Progfest svoltosi a Los Angeles il 6 novembre 1994;[149] Gilbert tuttavia morì improvvisamente a soli 29 anni, il 18 maggio 1996, una settimana prima della data fissata per la sua audizione con i Genesis.[148]
Banks e Rutherford scelsero infine il cantante scozzese Ray Wilson, già frontman degli Stiltskin.[150] Con Wilson anche in veste di coautore e, per la batteria, Nick D'Virgilio degli Spock's Beard su quattro brani e il turnista israeliano Nir Zidkyahu su tutti gli altri, i Genesis registrarono l'album Calling All Stations che uscì sul mercato nel settembre del 1997 e dal quale furono estratti i singoli Congo, Shipwrecked e Not About Us.[136] Malgrado un buon riscontro nel Regno Unito e nel resto d'Europa, l'album negli Stati Uniti non ottenne i risultati che il gruppo sperava.[151]
Tra gennaio e maggio 1998 i Genesis si esibirono in Europa, affiancati da Zidkyahu alla batteria e da Anthony Drennan (The Corrs) alle chitarre e al basso; la vendita insufficiente di biglietti li indusse invece a cancellare l'intera tranche americana del tour.[152] In un'intervista del 2007 al quotidiano The Scotsman, Ray Wilson raccontò che al termine delle date europee Banks e Rutherford gli parvero comunque intenzionati a proseguire l'attività e che da contratto egli avrebbe dovuto registrare con loro un altro album; il cantante tuttavia non ebbe più notizie fino al 1999, allorché Tony Smith gli comunicò la decisione dei due fondatori di sospendere a tempo indeterminato le produzioni inedite a nome Genesis.[153]
Negli anni seguenti, Wilson tornò a collaborare con gli Stiltskin e proseguì la sua carriera come solista, continuando a interpretare in concerto anche brani dei Genesis, compresi alcuni anteriori alla sua militanza nel gruppo, oltre alle cover di due singoli di successo rispettivamente di Peter Gabriel (Solsbury Hill) e di Phil Collins (In the Air Tonight).[154]
Nel 1998 Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford collaborarono con la Virgin alla compilazione di un cofanetto CD contenente brani dal vivo e inediti in studio del periodo 1967-1975: in particolare, sui nastri originali registrati dal vivo durante i tour di Selling England by the Pound (Londra, 20 ottobre 1973) e The Lamb Lies Down on Broadway (Los Angeles, 24 gennaio 1975), che costituirono la fonte di buona parte della raccolta, Gabriel incise di nuovo quasi tutte le parti vocali e Hackett sostituì alcune parti di chitarra.[155]
La raccolta, intitolata Genesis Archive 1967-75 uscì il 22 giugno 1998. I cinque più Anthony Phillips e Jonathan Silver furono intervistati per un documentario televisivo legato alla pubblicazione e curato della rete statunitense VH1 nel quale tutti e sette comparirono assieme, riuniti per un servizio fotografico a Heathrow;[156] nella produzione del documentario fu coinvolto anche Ray Wilson, come voce narrante.[157]
Nel 1999 Banks, Collins, Gabriel, Hackett e Rutherford contribuirono a distanza, senza incontrarsi,[158] alla realizzazione di The Carpet Crawlers 1999, una nuova versione del brano The Carpet Crawlers tratto da The Lamb Lies Down on Broadway, prodotta da Trevor Horn e pubblicata il 26 ottobre nella raccolta Turn It On Again: The Hits.
Il 21 settembre 2000 Phil Collins tornò a esibirsi dal vivo assieme ai Genesis che, nell'inedita formazione Banks/Collins/Rutherford/Stuermer, tennero un'esibizione di circa quindici minuti con due chitarre acustiche, percussioni, voce e sintetizzatore, in occasione della cerimonia di assegnazione del Peter Grant MMF Award al loro manager Tony Smith.[159] Il 6 novembre dello stesso anno la Virgin pubblicò un secondo cofanetto antologico, intitolato Genesis Archive #2 1976-1992, incentrato sul periodo con Collins frontman.
Dopo alcuni anni di indecisione,[160] nel 2005 Banks, Collins e Rutherford ripensarono a un ritorno dei Genesis su larga scala e Il 20 novembre incontrarono Peter Gabriel, Steve Hackett e Tony Smith a Glasgow – dove faceva tappa il tour solista di Collins – per discutere l'idea di riproporre dal vivo The Lamb Lies Down on Broadway nella formazione originale: l'incontro fu tuttavia infruttuoso, soprattutto a causa dell'indecisione di Gabriel a dare la propria disponibilità per un lungo periodo;[161] a quel punto anche il coinvolgimento di Hackett divenne superfluo[158] e gli altri ripiegarono su una nuova serie di concerti come trio, accompagnati come di consueto da Chester Thompson e Daryl Stuermer.[162] Trascorse ancora circa un anno, in cui Collins fu impegnato a scrivere brani per il musical Tarzan,[162] quindi a ottobre 2006 il gruppo cominciò le prove a New York.[163]

Il 7 novembre 2006 i Genesis annunciarono il Turn It On Again: The Tour per l'anno seguente: quarantasette date tra Europa e America.[6] La tranche europea partì l'11 giugno 2007 a Helsinki e terminò il 14 luglio al Circo Massimo di Roma con un concerto gratuito che riunì circa 500 000 spettatori e dal quale in seguito fu tratto il DVD When in Rome 2007;[163] la parte destinata all'America del Nord si svolse invece dal 7 settembre al 13 ottobre.[6] Il 20 novembre infine uscì il doppio CD Live Over Europe 2007 che ricalcava la scaletta dei concerti europei, con brani tratti da dieci delle ventidue date.[164]
Sempre nel 2007, tutti i componenti le varie formazioni dei Genesis dal 1970 al 1998 – eccetto John Mayhew – commentarono separatamente la storia del gruppo in interviste filmate che furono poi incluse in tre cofanetti CD/DVD, pubblicati dalla Virgin tra il 2007 e il 2008 e contenenti le versioni rimasterizzate di tutti gli album dal 1970 al 1997, più vari inediti.[16][99][135] Lo stesso anno, i cinque componenti la formazione 1971-75 figurarono autori di una sorta di autobiografia collettiva tratta da interviste di Philip Dodd, intitolata Genesis, Chapter & Verse e pubblicata a settembre; al libro contribuirono in misura minore anche tutti gli altri ex membri Anthony Phillips, Chris Stewart, Jonathan Silver, John Mayhew e Ray Wilson, i collaboratori Bill Bruford, Chester Thompson e Daryl Stuermer, nonché altre figure legate a vario titolo alla storia del gruppo.[165]
Il 15 marzo 2010 i Genesis, ancora nella formazione 1971-75, furono introdotti alla Rock and Roll Hall of Fame a Cleveland, in Ohio; il gruppo statunitense Phish eseguì in loro onore i brani Watcher of the Skies e No Reply at All.[11] Nel 2014 i cinque furono intervistati assieme per un documentario prodotto dalla BBC dal titolo Genesis: Together and Apart[166] – andato in onda il 4 ottobre sul canale BBC Two e uscito contemporaneamente in DVD con il titolo Sum of the Parts a cura della Eagle Rock Entertainment[167] – e intervennero all'anteprima che si tenne al cinema Odeon Luxe Haymarket di Londra il 2 ottobre 2014, in coincidenza con l'uscita del cofanetto antologico R-Kive, incentrato sul repertorio sia del gruppo che di ciascuno di loro come solista.[168]
2021-22: The Last Domino? Tour e il ritiro dalle scene
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 2017 sia Banks che Rutherford si dissero favorevoli a un ritorno dei Genesis dal vivo, dopo un decennio, nella formazione a tre con Collins e confermarono entrambi alla stampa di essere in buoni rapporti personali sia tra di loro che con il frontman; tuttavia in dette interviste i due non si spinsero oltre la semplice ipotesi.[169][170] Nell'agosto 2018 Collins, nel frattempo tornato a esibirsi dopo un'assenza dalle scene per motivi di salute durata dieci anni, dichiarò a sua volta la sua disponibilità a tornare a lavorare con i due colleghi, ipotizzando inoltre il coinvolgimento di suo figlio Nicholas, già batterista nella sua band dal vivo come solista.[171]
Il 4 marzo 2020 i tre, ospiti della trasmissione radiofonica The Zoe Ball Breakfast Show in onda sulla BBC 2, annunciarono una nuova tournée del Regno Unito per novembre-dicembre 2020 con una formazione comprendente Daryl Stuermer alle chitarre e appunto Nicholas Collins alla batteria.[7]
Il tour, dal titolo: The Last Domino? Tour e abbinato all'omonima raccolta antologica, fu in seguito posticipato a causa della pandemia di COVID-19, dapprima all'aprile 2021 quindi ulteriormente tra il 20 settembre e il 13 ottobre di quell'anno.[172] Nel frattempo il gruppo aveva aggiunto una serie di date in Nordamerica per novembre e dicembre e un'ultima tranche in Europa a marzo del 2022.[172] I tre membri storici della band, in occasioni diverse, dichiararono tutti che questo sarebbe stato il loro tour di addio[173][174] e, durante la data conclusiva che i Genesis tennero il 26 marzo 2022 alla O2 Arena di Londra, Phil Collins lo confermò nuovamente, rivolto al pubblico:[8]
«Stasera è una serata molto speciale. È l'ultima tappa del nostro tour e anche l'ultimo concerto per i Genesis. Dopo stasera dovremo tutti trovarci un lavoro vero.»
Stile musicale
[modifica | modifica wikitesto]Lo stile musicale dei Genesis conobbe una continua evoluzione per quanto riguarda composizione, arrangiamenti e strumentazione.[167] I cinque membri fondatori del gruppo, tutti autori eccetto il batterista Chris Stewart, avevano retroterra musicali piuttosto eterogenei che, fusi assieme, contribuirono sin dagli esordi allo sviluppo di uno stile composito e variegato.[167]

Tony Banks aveva una formazione classica, con predilezione per autori come Rachmaninov, Elgar e Vaughan-Williams, ma aveva assorbito anche l'influsso dell'esplosione pop degli anni sessanta, in particolare dei Beatles.[16] Nei primi anni con i Genesis, fu dichiaratamente influenzato anche da The Nice: il brano The Knife (1970) in fase di composizione era provvisoriamente intitolato proprio The Nice per l'uso ritmico dell'organo, ispirato allo stile di Keith Emerson.[16]
Peter Gabriel, approdato alla musica nella prima adolescenza come batterista e solo più tardi divenuto cantante, era un amante della musica soul e R&B, con artisti di riferimento come Otis Redding e Nina Simone:[16] l'influenza dello stile canoro di Redding ad esempio è ravvisabile nel brano That's Me, lato B del primo 45 giri del gruppo.[23]
Mike Rutherford si avvicinò alla chitarra grazie al rock and roll ascoltando, fra gli altri, Cliff Richard degli Shadows.[175] Il repertorio della sua prima band giovanile era costituito in gran parte di cover di The Rolling Stones;[22] al basso si accostò invece per necessità, con la nascita dei Genesis.[176]
Anthony Phillips fu, assieme a Rutherford, il principale responsabile degli intrecci di chitarre a 12 corde che conferirono a varie composizioni del primo periodo una caratteristica atmosfera tra il folk e il classico, tipicamente inglese, che affiora anche in brani registrati dal gruppo dopo la sua uscita.[50]
Per ammissione degli stessi autori,[25] i primi singoli e l'album di debutto From Genesis to Revelation (1969) non rappresentano appieno la direzione musicale che il gruppo intraprese in seguito, a causa sia dell'oggettiva inesperienza dei musicisti, sia della loro scelta dell'epoca di accontentare il produttore Jonathan King per non perdere la prima opportunità discografica, accorciando la durata dei brani e scartando molte parti strumentali.[25] A partire dal secondo album Trespass (1970), grazie anche alla maggiore libertà artistica acquisita nel passaggio alla Charisma, il gruppo cominciò a proporre brani svincolati dalla tipica forma canzone e di durata più lunga, con frequenti cambi di tema e di atmosfera. La tendenza ad ampliare i confini espressivi, peraltro comune a molti gruppi rock dell'epoca, contribuì a far entrare i Genesis nel novero del multiforme genere musicale denominato progressive rock.[3] Tale cifra stilistica si consolidò ulteriormente a partire da Nursery Cryme (1971) con l'ingresso nel gruppo di Phil Collins e Steve Hackett.[3]
Hackett, anch'egli autore, condivideva con gli altri la passione per i primi King Crimson, che aveva visto dal vivo al Marquee Club nel 1969 rimanendone favorevolmente impressionato.[177] Fu dietro sua insistenza che nel 1971 i Genesis acquistarono di seconda mano, proprio dai King Crimson, il primo mellotron, strumento le cui timbriche caratterizzarono in modo significativo la loro musica almeno sino al 1976.[16] L'apporto compositivo di Hackett nei Genesis denota anche influenze dalla musica classica, specie in brani per sola chitarra come Horizons (da Foxtrot, 1972) o l'introduzione di Blood on the Rooftops (da Wind & Wuthering, 1976); quest'ultimo aspetto è ampiamente riscontrabile anche nella successiva carriera solista del chitarrista.[16]
Collins, fin dall'adolescenza appassionato di musica afroamericana e in particolare della Motown, in un primo tempo contribuì soprattutto all'arrangiamento dei brani, inserendovi spunti derivati dal jazz e più tardi dalla fusion, con riferimenti come Weather Report e Frank Zappa, ad esempio nell'uso dei tempi dispari o, a partire dal 1976, nei duetti di batteria in concerto.[16] Collins maturò una vena compositiva autonoma vera e propria solo a partire dagli anni ottanta,[99] più o meno in coincidenza con l'inizio della sua carriera da solista e dopo che i Genesis erano divenuti un trio. Lo stile semplice e diretto che decretò la sua fortuna commerciale come solista è inevitabilmente presente anche nei brani che egli scrisse per il gruppo, come Misunderstanding, Please Don't Ask e Man on the Corner.[178]
A partire dalla fine degli anni settanta, i Genesis predilessero l'uso di sonorità elettroniche a spese di strumenti come il pianoforte o la chitarra acustica, al contrario molto presenti fino ad allora. Inoltre, le mutate esigenze del mercato discografico indussero il gruppo a ridurre gradualmente le composizioni più lunghe e complesse tipiche dei primi album in favore di brani più concisi e accessibili, il che portò la critica in alcuni casi a parlare di "svolta pop",[5] complice anche il fatto che tale fase coincise con l'apice del successo commerciale. In tutti i dischi del periodo sono comunque presenti anche brani di respiro più ampio, alcuni dei quali quasi interamente strumentali come Duke's Travels/Duke's End (1980) o Second Home by the Sea (1983), vicini in tal senso allo stile iniziale, nonostante le sonorità aggiornate.[179] Tali brani, così come gli estratti dal repertorio degli anni settanta, trovarono posto frequentemente anche nelle scalette dei concerti.[16] Gli stessi Genesis peraltro rimarcarono come, specie nella fase di maggior popolarità, la dimensione live rappresentasse meglio il loro stile e le loro reali capacità rispetto alla produzione in studio.[16] Dagli anni ottanta in poi, complici l'inizio delle rispettive carriere da artisti solisti e il maggior tempo a disposizione garantito loro dallo studio di proprietà, i tre diedero netta precedenza al metodo compositivo dell'improvvisazione collettiva rispetto ai brani scritti individualmente, che invece destinarono prevalentemente ai lavori esterni al gruppo.[99]
Una parte significativa della stampa musicale attribuì l'evoluzione stilistica del gruppo nel periodo della maturità a una presunta maggiore influenza decisionale di Phil Collins, conseguente alla grande popolarità da lui ottenuta come cantante, autore, produttore discografico e attore a partire dagli anni ottanta.[135] I diretti interessati tuttavia smentirono in più occasioni tale tesi e ribadirono l'assoluta collegialità delle loro scelte artistiche, motivandole con la sopravvivenza stessa del gruppo e con l'esigenza di non fossilizzarsi stilisticamente,[135] pur riconoscendo che dal lato commerciale, al contrario, il successo di Collins fu un importante traino per quello degli stessi Genesis, specie dopo l'arrivo di MTV e la grande esposizione mediatica garantita dai video musicali, che portò soprattutto il pubblico che prima non li conosceva a identificare la loro immagine con quella del frontman.[135]
Formazione
[modifica | modifica wikitesto]- Ultima
- Tony Banks – tastiere (1967-1998, 2006-2007, 2020-2022)
- Mike Rutherford – basso, chitarra (1967-1998, 2006-2007, 2020-2022)
- Phil Collins – voce (1975-1996, 2006-2007, 2020-2022), batteria (1970-1996, 2006-2007)
- Ex-componenti
- Chris Stewart – batteria (1967-1968)
- Jonathan Silver – batteria (1968-1969)
- John Mayhew – batteria (1969-1970)
- Anthony Phillips – chitarra (1967-1970)
- Peter Gabriel – voce, flauto, oboe, percussioni (1967-1975)
- Steve Hackett – chitarra (1970-1977)
- Ray Wilson – voce (1996-1998)
- Turnisti
- Mick Barnard – chitarra (dal vivo, 1970)
- Ronnie Caryl – chitarra (dal vivo, 1970)
- Nicholas Collins – batteria (dal vivo, 2020-2022)
- Bill Bruford – batteria (dal vivo, 1976)
- Anthony Drennan – chitarra e basso (dal vivo, 1997-1998)
- Nick D'Virgilio – batteria (in studio, 1996-1997)
- Daniel Pearce – cori (dal vivo, 2020-2022)
- Patrick Smyth – cori (dal vivo, 2020-2022)
- Daryl Stuermer – chitarra e basso (dal vivo, 1978-1992, 2006-2007, 2020-2022)
- Chester Thompson – batteria (dal vivo, 1977-1992, 2006-2007)
- Nir Zidkyahu – batteria (in studio e dal vivo, 1996-1998)
Cronologia
[modifica | modifica wikitesto]
Discografia
[modifica | modifica wikitesto]Album in studio
[modifica | modifica wikitesto]- 1969 – From Genesis to Revelation
- 1970 – Trespass
- 1971 – Nursery Cryme
- 1972 – Foxtrot
- 1973 – Selling England by the Pound
- 1974 – The Lamb Lies Down on Broadway
- 1976 – A Trick of the Tail
- 1976 – Wind & Wuthering
- 1978 – ...And Then There Were Three...
- 1980 – Duke
- 1981 – Abacab
- 1983 – Genesis
- 1986 – Invisible Touch
- 1991 – We Can't Dance
- 1997 – Calling All Stations
Album dal vivo
[modifica | modifica wikitesto]- 1973 – Genesis Live
- 1977 – Seconds Out
- 1982 – Three Sides Live
- 1992 – The Way We Walk, Volume One: The Shorts
- 1993 – The Way We Walk, Volume Two: The Longs
- 2007 – Live Over Europe 2007
Raccolte
[modifica | modifica wikitesto]- 1998 – Genesis Archive 1967-75
- 1999 – Turn It On Again: The Hits
- 2000 – Genesis Archive 2: 1976-1992
- 2004 – Platinum Collection
- 2007 – Genesis 1976-1982
- 2007 – Genesis 1983-1998
- 2008 – Genesis 1970-1975
- 2009 – Genesis Live 1973-2007
- 2014 – R-Kive
- 2021 – The Last Domino?
Tournée
[modifica | modifica wikitesto]Premi e riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN) Bruce Eder, Genesis, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 6 agosto 2015.
- ↑ (EN) Al Green, Genesis, su Rhino, 21 gennaio 2014. URL consultato il 24 luglio 2026.
- 1 2 3 (EN) Genesis, su ProgArchives. URL consultato il 22 agosto 2016.
- ↑ Genesis. From revelation to stardome, su SentireAscoltare. URL consultato il 23 luglio 2024.
- 1 2 Marco Simonetti, Genesis - I camaleonti del progressive, su Ondarock. URL consultato il 22 agosto 2016.
- 1 2 3 (EN) Genesis confirm live return, su NME, 7 novembre 2006. URL consultato il 16 gennaio 2019.
- 1 2 Ashleigh Rainbird, Genesis announce comeback and huge UK tour 13 years after last live show, su The Daily Mirror, 3 marzo 2020. URL consultato il 4 marzo 2020.
- 1 2 (EN) See Genesis Play Final Song and Take a Last Bow at Their Farewell Concert, su Rolling Stone, 27 marzo 2022. URL consultato il 26 aprile 2022.]
- 1 2 (EN) GENESIS, su Official Charts Company. URL consultato il 10 agosto 2015.
- 1 2 3 (EN) Genesis – Gold & Platinum, su Recording Industry Association of America. URL consultato il 7 gennaio 2019.
- 1 2 (EN) Genesis - Rock & Roll Hall of Fame, su rockhall.com. URL consultato il 23 gennaio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 Gallo, p. 68.
- ↑ Collins, IV di copertina.
- ↑ Rutherford, III di copertina.
- ↑ Dodd, p. 19.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Genesis 1970-1975 CD/DVD (Virgin, 2008) - Interviste ai Genesis.
- 1 2 Gallo, pp. 8-10.
- 1 2 Gallo, p. 11.
- ↑ Giammetti (2010), 4ª di copertina.
- ↑ Dodd, pp. 19-29.
- ↑ Giammetti (2010), p. 296.
- 1 2 3 4 5 6 7 McPhail, Kindle.
- 1 2 3 4 Gallo, p. 12.
- ↑ Dodd, p. 36.
- 1 2 3 4 Gallo, p. 13.
- ↑ (EN) Genesis - The Silent Sun. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ (EN) Genesis - A Winter's Tale. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- 1 2 Gallo, pp. 13-14.
- ↑ (EN) Bowman Durrell, Experiencing Peter Gabriel : a listener's companion, ISBN 978-1-4422-5200-4, OCLC 937999661. URL consultato il 18 ottobre 2018.
- ↑ Dodd, p. 37.
- ↑ Gallo, p. 14.
- 1 2 3 4 Gallo, p. 15.
- ↑ Bowler & Dray, p. 21.
- ↑ Dodd, p. 52.
- ↑ (EN) Genesis - Where The Sour Turns To Sweet. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ Dodd, pp. 68-69.
- ↑ Gallo, p. 16.
- ↑ Dodd, p. 56.
- ↑ Gallo, p. 17.
- ↑ Gallo, p. 18.
- ↑ Rael Matrix, Quell'ENIGMA che ci porta al Mrs. Balme's Dance, su Genesis Places, 18 ottobre 2010. URL consultato il 22 dicembre 2018.
- ↑ Dodd, p. 63.
- ↑ Riccardo Rubis Passoni, Road. Nick Drake, dall'Inghilterra alle stelle, Arcana, 2022, p. 54.
- ↑ Giammetti (2010), pp. 281-282.
- ↑ Giammetti (2010), p. 134.
- ↑ Gallo, p. 24.
- ↑ Dodd, p. 71.
- 1 2 Gallo, p. 27.
- ↑ Giammetti (2010), p. 435.
- 1 2 Giammetti (2010), p. 267.
- ↑ Gallo, p. 158.
- ↑ Dodd, pp. 86-87.
- ↑ (EN) Tragic end in search for drummer John, su Ipswich Star. URL consultato il 23 gennaio 2020.
- 1 2 Gallo, p. 28.
- ↑ Giammetti (2013), p. 73.
- 1 2 Giammetti (2013), p. 74.
- ↑ Giammetti (2013), p. 70.
- ↑ Gallo, p. 35.
- 1 2 (FR) Les pionniers du rock en Belgique, su memoire60-70.be. URL consultato il 16 aprile 2018.
- ↑ Gallo, p. 37.
- ↑ Gallo, p. 38.
- ↑ Giammetti (2013), p. 86.
- ↑ (EN) Peter Schütz e Alex Sturm, Release Date Mystery (III). When was Nursery Cryme released? About the search for the right release date, su genesis-news.com. URL consultato il 30 aprile 2023.
- ↑ Giammetti (2013), p. 82.
- ↑ Giammetti (2010), p. 133.
- 1 2 Gallo, p. 40.
- ↑ Gallo, p. 44.
- ↑ (EN) Advert – Genesis – Foxtrot album – Melody Maker – 14th Oct, su thegenesisarchive.co.uk. URL consultato il 10 ottobre 2019.
- ↑ Dodd, p. 121.
- 1 2 Dodd, pp. 117-118.
- ↑ (EN) Mike Barnes, A new day yesterday : UK progressive rock & the 1970s, ISBN 978-1-78759-176-9, OCLC 1121176120. URL consultato il 15 marzo 2020.
- ↑ (EN) Mic Smith, Get 'Em Out By Friday. Genesis: The Official Release Dates 1968-78 (PDF), su genesis-movement.org, maggio 2017. URL consultato il 28 settembre 2023.
- ↑ (EN) Foxtrot, su Official Charts Company. URL consultato il 6 gennaio 2019.
- 1 2 Gallo, p. 51.
- 1 2 3 Gallo, p. 53.
- 1 2 Genesis – Genesis Live (LP, Charisma 1973) note di copertina
- ↑ (EN) Official Albums Chart Top 50: 12 August 1973 - 18 August 1973, su Official Charts Company. URL consultato il 20 aprile 2018.
- ↑ Genesis - Selling England by the Pound (LP - Charisma 1973) note di copertina
- ↑ (EN) Peter Schütz e Alex Sturm, Release Date Mystery (IV). When was "Selling England" released? About the search for the right release date, su genesis-news.com. URL consultato il 30 aprile 2023.
- ↑ (EN) Selling England by the Pound - Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 14 ottobre 2019.
- 1 2 3 Gallo, p. 62.
- ↑ Gallo, pp. 62-64.
- ↑ Gallo, p. 64.
- ↑ (EN) History of Headley Grange, su johnowensmith.co.uk. URL consultato il 1º dicembre 2018.
- 1 2 Gallo, p. 67.
- ↑ Dodd, p. 151.
- ↑ Gallo, p. 66.
- ↑ Dodd, pp. 151-154.
- ↑ (EN) Mic Smith, Get 'Em Out By Friday. Genesis: The Official Release Dates 1968-78 (PDF), su genesis-movement.org, maggio 2017, pp. 41-42. URL consultato il 28 settembre 2023.
- 1 2 Genesis - A History VHS, Virgin 1990
- ↑ Dodd, p. 169.
- 1 2 (EN) Why does Peter Gabriel not get along with his old band Genesis?, su quora.com. URL consultato il 30 novembre 2018. Articolo che riporta il testo integrale della lettera citata nel paragrafo.
- ↑ Gallo, p. 156.
- ↑ Gallo, p. 70.
- ↑ Steve Hackett - Voyage of the Acolyte (LP - Charisma, 1975) note di copertina
- 1 2 3 4 Gallo, p. 71.
- ↑ Dodd, p. 167.
- ↑ Gallo, p. 161.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Genesis 1976-1982 CD/DVD (Virgin, 2007) - Interviste ai Genesis.
- ↑ (EN) The – A Trick of The Tail Tour, su The Genesis Archive, 20 marzo 1976. URL consultato il 3 gennaio 2016.
- ↑ Gallo, pp. 71-73.
- ↑ (EN) Genesis - The Movement - Gig Guide, su genesis-movement.org. URL consultato il 3 gennaio 2019.
- ↑ Genesis: in Concert (film - Tony Maylam, 1976) nel cofanetto CD-DVD Genesis 1976-1982
- ↑ (EN) Bill Bruford, Bill Bruford : the autobiography., Rev. edition, p. 82, ISBN 978-1-905792-43-6, OCLC 839661068. URL consultato il 23 gennaio 2020.
- ↑ Dodd, p. 177.
- ↑ Dodd, p. 186.
- ↑ (EN) Daryl Easlea, Wind & Wuthering, su Louder. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ Genesis - Wind And Wuthering. URL consultato il 13 luglio 2025.
- ↑ Genesis – Seconds Out (LP, Charisma 1977) note di copertina.
- ↑ (EN) Chris Roberts, Tony Banks revisits the classic Genesis live album Seconds Out, su Louder. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ Gallo, pp. 107, 110.
- ↑ Gallo, p. 113.
- ↑ Note di copertina degli album in studio dei Genesis dal 1978 al 1991
- ↑ Steve Hackett - Genesis Revisited (CD, 1996) e Genesis Revisited II (CD, 2012) note di copertina.
- ↑ (EN) Genesis - Follow You Follow Me Chart History, su Billboard. URL consultato il 26 maggio 2018.
- ↑ (EN) Official Singles Chart Top 50: 09 April 1978 - 15 April 1978, su Official Charts Company. URL consultato il 26 maggio 2018.
- 1 2 Gallo, p. 116.
- ↑ Giammetti (2010), p. 289.
- ↑ Gallo, p. 121.
- ↑ (EN) Smallcreep's Day, su anthonyphillips.co.uk. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ Note di copertina dell'album Duke
- ↑ Giammetti (2010), p. 101.
- ↑ Giammetti (2010), p. 384.
- ↑ Giammetti (2010), p. 387.
- ↑ Giammetti (2010), p. 61.
- ↑ Gallo (1984), pp. 121-122.
- ↑ (EN) Fisher Lane Farm – Chiddingfold, su The Genesis Archive, 28 febbraio 2017. URL consultato il 23 novembre 2019.
- ↑ Phil Collins - Face Value (LP - Atlantic, 1981) note di copertina
- ↑ Peter Gabriel - Peter Gabriel (LP - Charisma, 1980) note di copertina.
- ↑ Giammetti (2010), pp. 248-249.
- ↑ (EN) Genesis - 3x3, su officialcharts.com.
- ↑ (EN) Hello, I Must Be Going!, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 9 febbraio 2020.
- ↑ Tony Banks - The Fugitive (CD, Esoteric Recordings 2016) – retro copertina
- ↑ (EN) Acting Very Strange, su Official Charts Company. URL consultato il 10 febbraio 2020.
- 1 2 3 4 5 Genesis 1983-1998 - CD/DVD (Virgin, 2007) - Interviste ai Genesis.
- 1 2 3 Genesis - The Video Show (DVD, Virgin 2004) – contiene tutti i video del periodo 1976-97: il libretto allegato raffigura anche le copertine dei singoli da cui furono tratti.
- ↑ Genesis Live — The Mama Tour (DVD, Virgin 2009) note di copertina.
- ↑ (EN) Rob Hoerburger, Phil Collins Beats The Odds, su Rolling Stone, 23 maggio 1985. URL consultato il 10 ottobre 2019.
- ↑ (EN) Press kit – GENESIS – Invisible Touch – Atlantic Records – 2nd June, su thegenesisarchive.co.uk, 2 giugno 1986. URL consultato il 25 aprile 2019. cliccare sull'immagine per sfogliare il comunicato stampa.
- ↑ Genesis – Visible Touch (VHS, Laserdisc – Virgin 1987)
- ↑ Giammetti (2010), pp. 89-91, 335.
- ↑ AA.VV. – When The Wind Blows, Original Motion Picture Soundtrack (LP, Virgin Records 208 042 – 1986)
- ↑ Dodd, p. 287.
- ↑ Live at Knebworth - DVD, Eagle Vision, 2010
- ↑ Genesis – We Can't Dance (CD, Virgin 1991) – note di copertina.
- ↑ (EN) The Way We Walk: Live in Concert [Video], su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 7 febbraio 2020.
- ↑ Dodd, pp. 304-305.
- 1 2 (EN) Kevin Gilbert obituary, su metroactive.com. URL consultato il 25 ottobre 2019.
- ↑ (EN) Giraffe Setlist at Progfest 1994, su setlist.fm. URL consultato il 25 ottobre 2019.
- ↑ Dodd, p. 310.
- ↑ Dodd, p. 320.
- ↑ Dodd, p. 321.
- ↑ (EN) Rocker Ray's life begins after Genesis, su scotsman.com. URL consultato il 28 dicembre 2018.
- ↑ Giammetti (2010), p. 403.
- ↑ Genesis Archive 1967-75 (4CD, Virgin 1998) – note di copertina
- ↑ (EN) Anthony Phillips: Frequently Asked Questions, su anthonyphillips.co.uk. URL consultato il 13 febbraio 2019.
- ↑ (EN) VH1 Classic Archive 1 Documentary – Narrated by Ray Wilson, su thegenesisarchive.co.uk, 1º maggio 1998. URL consultato il 7 febbraio 2019.
- 1 2 (EN) Gene DellaSala, Interview with Former Genesis Guitarist Steve Hackett, su Audioholics, 24 gennaio 2007. URL consultato il 16 novembre 2019.
- ↑ (EN) GenesisFan, Last Night's Reunion, su genesisfan.net. URL consultato il 7 febbraio 2019.
- ↑ Dodd, p. 335.
- ↑ Dodd, pp. 162-163.
- 1 2 Dodd, p. 342.
- 1 2 Genesis - When in Rome 2007, DVD Virgin, maggio 2008 - DVD 3: Come Rain or Shine (Tour Documentary)
- ↑ Genesis – Live over Europe 2007 (3CD – UMG, 2007)
- ↑ (EN) Philip Dodd e Genesis, Genesis : chapter & verse, 1st U.S. ed, Thomas Dunne Books/St. Martin's Griffin, 2007, ISBN 978-0-312-37956-8, OCLC 154806781. URL consultato il 24 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Genesis: Together and Apart, BBC Two, su The Arts Desk, 5 ottobre 2014. URL consultato il 28 luglio 2016.
- 1 2 3 Genesis – Sum of the Parts, DVD (UMG, Eagle Vision, 2014)
- ↑ (EN) "R-Kive" Compilation Showcases "a Great Body of Work", su ABC News Radio. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2020).
- ↑ (EN) Matt Wardlaw, Mike Rutherford Talks New Music, Reuniting With Phil Collins and More: Exclusive Interview, su Ultimate Classic Rock. URL consultato l'11 gennaio 2019.
- ↑ horizonsradio.it, Genesis, Tony Banks: "Una reunion a tre? Sarebbe divertente", su Horizons Radio, 25 gennaio 2018. URL consultato l'11 gennaio 2019.
- ↑ I Genesis potrebbero riunirsi, su Rolling Stone Italia, 16 agosto 2018. URL consultato l'8 gennaio 2019.
- 1 2 (EN) Genesis - The Last Domino? Tour, su Genesis. URL consultato il 4 marzo 2020.
- ↑ (EN) Phil Collins Confirms Genesis 2021 Reunion Run Will Be Their Farewell Tour, su American Songwriter, 21 settembre 2021. URL consultato il 6 ottobre 2021.
- ↑ (EN) Melissa Ruggieri, Phil Collins, Genesis kick off final U.S. tour: 'We're not like the Stones', su USA Today, 15 novembre 2021. URL consultato il 16 novembre 2021.
- ↑ Rutherford, p. 51.
- ↑ Rutherford, p. 61.
- ↑ (EN) Sid Smith, In the Court of King Crimson, Helter Skelter, 2001, ISBN 1-900924-26-9, OCLC 47118764. URL consultato il 22 luglio 2018.
- ↑ Giammetti (2010), pp. 235, 241-242, 275.
- ↑ Giammetti (2010), p. 102.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Fonti
- (EN) Dave Bowler e Bryan Dray, Genesis - A Biography, Sidgwick & Jackson, 1992, ISBN 978-0-283-06132-5.
- Phil Collins, No, non sono ancora morto: l'autobiografia, Mondadori, 2016, ISBN 978-88-04-66896-1.
- (EN) Philip Dodd (a cura di), Genesis - Revelations, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.
- (EN) Armando Gallo, Genesis - I Know What I Like, D.I.Y. Books, 1980, ISBN 978-0-283-98703-8.
- (EN) Armando Gallo, Genesis – From One Fan to Another, Londra, Omnibus Press, 1984, ISBN 978-0-7119-0515-3.
- Mario Giammetti, Musical Box - Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-126-7.
- Mario Giammetti, Genesis - Gli anni prog, Giunti, 2013, ISBN 978-88-09-77337-0.
- (EN) Richard McPhail, My Book of Genesis, Wimer Publishing, 2018, ISBN 978-1-908724-93-9.
- Mike Rutherford, The Living Years, Arcana, 2014, ISBN 978-88-6231-364-3.
- Approfondimenti
- Giovanni De Liso, Genesis – Once Upon a Time, Arcana, 2009, ISBN 978-88-6231-051-2.
- Armando Gallo, Peter Gabriel, 1986, Omnibus Press. ISBN 0-7119-0783-8
- Mario Giammetti, Genesis, il fiume del costante cambiamento, Editori Riuniti, 2004, ISBN 88-359-5507-6.
- Alan Hewitt, Opening The Musical Box, cronistoria dei Genesis, Edizioni Segno, 2002, ISBN 978-0-946719-30-3.
- Mino Profumo, Genesis in Italia: i concerti 1972-1975, Segno, 2015, ISBN 978-88-6138-920-5.
- (EN) Chris Welch, Genesis: The Complete Guide to Their Music, Londra, Omnibus Press, 2011, ISBN 978-0-85-712-739-6.
- Donato Zoppo, La Filosofia dei Genesis. Voci e maschere del Teatro Rock, Milano, Mimesis, 2016, ISBN 978-88-575-3227-1.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Genesis
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su genesis-music.com.
- Genesis / GenesisVEVO / Genesis - Topic (canale), su YouTube.
- Genesis, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Genesis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Genesis, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- Genesis, su Last.fm, CBS Interactive.
- (EN) Genesis, su AllMusic, All Media Network.
- (EN) Genesis, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Genesis, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (EN) Genesis, su WhoSampled.
- (EN) Genesis, su SecondHandSongs.
- (EN) Genesis, su Genius.com.
- (EN) Genesis, su Billboard.
- (EN) Genesis, su All About Jazz.
- (EN) Genesis, su IMDb, IMDb.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 133623541 · ISNI (EN) 0000 0001 1530 1250 · SBN LO1V140572 · Europeana agent/base/147042 · LCCN (EN) n82104295 · GND (DE) 2124071-1 · BNF (FR) cb139036653 (data) · J9U (EN, HE) 987007605545405171 |
|---|

