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Andrew Johnson

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Andrew Johnson
Image
Andrew Johnson nel 1870

17º Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato15 aprile 1865 
4 marzo 1869
PredecessoreAbraham Lincoln
SuccessoreUlysses S. Grant

16º Vicepresidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato4 marzo 1865 
15 aprile 1865
PresidenteAbraham Lincoln
PredecessoreHannibal Hamlin
SuccessoreSchuyler Colfax

17º Governatore del Tennessee
Durata mandato17 ottobre 1853 
3 novembre 1857
PredecessoreWilliam B. Campbell
SuccessoreIsham G. Harris

Governatore militare del Tennessee
Durata mandato12 marzo 1862 
4 marzo 1865
PredecessoreIsham G. Harris
(come Governatore)
SuccessoreWilliam Gannaway Brownlow
(come Governatore)

Dati generali
Partito politicoDemocratico
(1839-1864; 1868-1875)
Unione Nazionale
(1864-1868)
FirmaFirma di Andrew Johnson
Andrew Johnson
NascitaRaleigh, 29 dicembre 1808
MorteElizabethton, 31 luglio 1875
Dati militari
Paese servitoImage Unione
Forza armataImage Union Army
Anni di servizio1862-1865
GradoBrigadier generale
GuerreGuerra di secessione americana
Comandante diGovernatore militare del Tennessee
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Andrew Johnson (Raleigh, 29 dicembre 1808Elizabethton, 31 luglio 1875) è stato un politico e militare statunitense.

Johnson fu eletto nel 1865 come vicepresidente di Abraham Lincoln e gli succedette alla massima carica quando il suo predecessore fu assassinato, diventando il 17º Presidente degli Stati Uniti d'America. Johnson è ritenuto dalla maggior parte degli storici tra i peggiori presidenti degli Stati Uniti d'America, a causa della forte opposizione ai diritti federalmente garantiti agli ex-schiavi, ai frequenti scontri con il Congresso, per cui subì un processo per impeachment e per una generale inefficacia come presidente.

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Luogo di nascita e casa d'infanzia di Johnson, situati presso il Mordecai Historic Park a Raleigh

Andrew Johnson nacque a Raleigh, nella Carolina del Nord, il 29 dicembre 1808, figlio di Jacob Johnson e di Mary ("Polly") McDonough, una lavandaia. Aveva origini inglesi, scozzesi-irlandesi e scozzesi. Aveva un fratello, William, di quattro anni più grande, e una sorella maggiore, Elizabeth, morta durante l'infanzia. Il fatto di essere nato in una baracca di due stanze costituiva un vantaggio politico a metà del XIX secolo, ed egli ricordava spesso agli elettori le proprie umili origini. Jacob Johnson era un uomo povero, così come lo era stato suo padre, William Johnson, ma prima di sposarsi e mettere su famiglia divenne agente di polizia municipale a Raleigh. In precedenza, Jacob Johnson aveva lavorato come inserviente presso la State Bank of North Carolina, incarico ottenuto grazie a William Polk, un parente del presidente James K. Polk. Sia Jacob che Mary erano analfabeti e avevano lavorato come inservienti in una taverna; Johnson non frequentò mai la scuola e crebbe in condizioni di povertà. Jacob morì per quello che sembrò un infarto mentre suonava la campana cittadina – poco dopo aver salvato tre uomini che stavano annegando – quando il figlio Andrew aveva tre anni.[1]

Qui conobbe Eliza McCardle, figlia di un fabbricante di scarpe, la quale contribuì a migliorare le sue conoscenze e in seguito, il 17 maggio 1827, divenne sua moglie. Dall'unione nacquero cinque figli: Martha Johnson Patterson (18281901), Charles Johnson (18301863), Mary Johnson Stover Brown (18321883), Robert Johnson (18341869), Andrew Johnson, Jr. (18521879).

L'inizio della carriera politica

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Ben presto, Johnson incominciò ad occuparsi di politica proprio nel Tennessee, militando nelle file dei democratici e schierandosi contro i grandi proprietari terrieri che ancora mantenevano la schiavitù. Pur essendo i suoi avversari schiavisti confluiti nel Partito Democratico, egli rimase all'interno del partito, anche se mantenendo una posizione moderata sul problema schiavistico. Dal 1843 al 1853 fu deputato democratico al Congresso federale, per poi venire eletto governatore del Tennessee, carica che mantenne dal 17 ottobre 1853 al 3 novembre 1857, finché vinse le elezioni per il Senato federale, dove rimase fino al 1862.

Sudista moderato, Johnson mantenne una posizione cauta sul problema della schiavitù, temendo che l'Unione si spezzasse in due parti: per tale motivo, quando nel febbraio del 1861 alcuni Stati sudisti si separarono dagli Stati Uniti dopo l'elezione alla presidenza di Abraham Lincoln, noto per le sue idee abolizioniste, fu l'unico rappresentante sudista a continuare a partecipare al Congresso anche dopo lo scoppio della Guerra di secessione americana.

Probabilmente per questo motivo il presidente Lincoln lo nominò, il 12 marzo 1862, governatore militare di quella parte del Tennessee occupata dalle truppe nordiste, dove Johnson ristabilì il governo federale, contribuendo, dopo il proclama di emancipazione del 1º gennaio 1863, anche all'abolizione della schiavitù nei territori di sua pertinenza.

Vice presidente

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Fu così che, per via della sua origine sudista e per la sua opera di governatore, Lincoln lo scelse come il suo compagno di corsa per il suo secondo mandato nel National Union ticket da lui proposto. Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del novembre del 1864, in cui Lincoln venne rieletto, Johnson divenne vicepresidente degli Stati Uniti d'America.

La presidenza

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Image Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson e Assassinio di Abraham Lincoln.
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Xilografia d'epoca raffigurante il giuramento di Johnson, prestato davanti al Presidente della Corte Suprema Chase alla presenza dei membri del governo, 15 aprile 1865.

Nel pomeriggio del 14 aprile 1865, Lincoln e Johnson si incontrarono per la prima volta dopo la cerimonia di insediamento. Trefousse afferma che Johnson voleva "indurre Lincoln a non essere troppo indulgente con i traditori"; Gordon-Reed concorda.[2]

Quella stessa notte, il presidente Lincoln fu colpito da arma da fuoco e ferito mortalmente al Ford's Theatre da John Wilkes Booth, un simpatizzante confederato. L'attentato al presidente rientrava in una cospirazione volta ad assassinare Lincoln, Johnson e Seward nella stessa notte. Seward sopravvisse a stento alle ferite riportate, mentre Johnson scampò all'aggressione poiché il suo aspirante assassino, George Atzerodt, si ubriacò invece di uccidere il vicepresidente. Leonard J. Farwell, un altro ospite del Kirkwood House, svegliò Johnson per informarlo dell'attentato a Lincoln. Johnson si recò precipitosamente al capezzale del presidente, dove rimase per breve tempo; al suo ritorno, promise: "Pagheranno per questo. Pagheranno per questo". Lincoln morì alle 7:22 del mattino seguente; il giuramento di Johnson avvenne tra le 10:00 e le 11:00, presieduto dal Presidente della Corte Suprema Salmon P. Chase e alla presenza della maggior parte dei membri del Gabinetto. L'atteggiamento di Johnson fu descritto dai giornali come "solenne e dignitoso". Alcuni membri del Gabinetto avevano visto Johnson per l'ultima volta, apparentemente ubriaco, durante la cerimonia di insediamento.

Ricostruzione

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Image Lo stesso argomento in dettaglio: Era della ricostruzione.

Il nuovo presidente tentò di favorire un rapido rientro nell'Unione degli Stati secessionisti e di pacificarne gli animi in nome della concordia nazionale, senza quindi imporgli la tutela dei diritti degli afroamericani ex schiavi. Johnson non aveva l'energia, l'appoggio politico e il prestigio del predecessore e subì numerosi attacchi dai radicali del Nord, come Edwin McMasters Stanton e Thaddeus Stevens. Il suo piano si scontrava con quello del Congresso, largamente dominato dal Partito Repubblicano, che era a favore di un'espansione dei diritti per gli afroamericani ed era dunque incline a mantenere almeno per il momento sotto controllo militare federale gli Stati secessionisti.[3]

Al termine della guerra di secessione, Johnson riuscì solo a promulgare un'amnistia per i partecipanti alla secessione e a proporre al Congresso la nomina di una commissione per la ricostruzione del Sud. Tuttavia Johnson si scontrò più volte con l'assemblea parlamentare statunitense, ponendo il veto presidenziale a numerose leggi che, secondo lui, avrebbero potuto esacerbare gli animi dei sudisti, spesso senza riuscirci. Infatti una legge del 1866 ristrutturò profondamente l'esercito, trasformandolo fondamentalmente in un organismo di polizia militare con compiti di controllo dell'ordine negli ex-Stati confederati e nei territori dell'Ovest.

I suoi oppositori gli impedirono di attuare diversi provvedimenti in favore del Sud. Sotto la sua presidenza venne ratificato, il 18 dicembre 1865, il XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, già approvato dal Congresso prima dell'assassinio di Lincoln, mentre nel 1866 il Congresso approvò il Civil Rights Act (1866), nonostante il veto di Johnson, che concedeva la cittadinanza statunitense ai neri emancipati. Il Congresso, poi, approvò nel 1867 il Basic Reconstruction Act, una legge per la ricostruzione degli Stati del Sud, i quali, per essere riammessi nell'Unione, dovevano promulgare nuove costituzioni, convocare assemblee legislative elette a suffragio universale e ratificare il XIII emendamento della Costituzione.

Nello stesso anno venne emanato il Tenure of Office Act, il quale, nonostante il veto del presidente, impediva il licenziamento dei funzionari pubblici per motivi politici. Inoltre il 9 luglio 1868 il Congresso approvò il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che, sempre per combattere la piaga della segregazione razziale, stabiliva il giusto processo e la clausola di eguale protezione nelle leggi di ciascuno Stato, indipendentemente dall'appartenenza etnica.

Un altro evento importante dell'amministrazione Johnson fu l'acquisto dell'Alaska, ceduta agli USA per 7.200.000 dollari dalla Russia[4], operazione condotta dal Segretario di Stato William H. Seward; inoltre, il 1º marzo 1867, il Nebraska entrò a far parte degli Stati dell'Unione. Johnson varò anche una legge sulla distribuzione delle terre ai pionieri che favorì la colonizzazione del Far West.

Image Lo stesso argomento in dettaglio: Impeachment di Andrew Johnson.
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"The Situation", una vignetta editoriale di Harper's Weekly, ritrae il Segretario alla Guerra Stanton mentre punta un cannone recante la scritta "Congress" (Congresso) per sconfiggere Johnson; l'asta di caricamento è il "Tenure of Office Bill" e le palle di cannone a terra rappresentano la "Justice" (Giustizia).

A causa dei continui contrasti sulla linea politica da seguire riguardo agli ex-Stati confederati, sulla loro occupazione militare, ed al trattamento da riservare alla classe politica di questi Stati, il presidente silurò il segretario della guerra Edwin M. Stanton e ciò provocò un processo per impeachment contro di lui. Il Congresso addusse come principale motivo la violazione del "Tenure of Office Act". Il contrasto tra Presidente e Congresso era comunque forte anche prima del processo per impeachment, come testimonia l'alto numero di veti posti dal presidente su leggi che spesso il Congresso riuscì comunque a far passare con la maggioranza di 2/3 prevista appositamente. Johnson tuttavia fu assolto il 16 maggio 1868, mancando un voto per raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria all'impeachment, grazie al voto del senatore repubblicano Edmund G. Ross, che si espresse così in opposizione alla linea del suo partito.[5]

Il 4 marzo 1869, scaduta la carica, Johnson si ritirò a vita privata: dopo due tentativi falliti di elezione alla Camera e al Senato, nel 1875 fu eletto di nuovo senatore, a pochi mesi dalla morte, avvenuta il 31 luglio dello stesso anno a 66 anni. Le spoglie vennero sepolte presso il National Cemetery di Greeneville, nel Tennessee.

Fu uno dei tanti presidenti degli Stati Uniti membri della Massoneria[6][7].

Storica reputazione ed eredità

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La tomba di Johnson a Greeneville, nel Tennessee

Secondo Castel, "gli storici [della presidenza Johnson] hanno teso a concentrarsi — trascurando praticamente ogni altro aspetto — sul suo ruolo in quell'evento titanico [la Ricostruzione]."[8] Per il resto del XIX secolo, vi furono poche valutazioni storiche su Johnson e la sua presidenza. Le memorie di esponenti del Nord che avevano avuto rapporti con lui — come l'ex vicepresidente Henry Wilson e il senatore del Maine James G. Blaine — lo ritraevano come un uomo rozzo e ostinato che, nel tentativo di favorire il Sud durante la Ricostruzione, si vide ostacolare dal Congresso. Come osservato dallo storico Howard K. Beale in un saggio dedicato alla storiografia della Ricostruzione: "Gli uomini dei decenni successivi alla guerra erano più interessati a giustificare la propria posizione che a ricercare scrupolosamente la verità".

Castel ha scritto:

«at the end of the 1920s, an historiographical revolution took place. In the span of three years five widely read books appeared, all highly pro-Johnson. ...They differed in general approach and specific interpretations, but they all glorified Johnson and condemned his enemies. According to these writers, Johnson was a humane, enlightened, and liberal statesman who waged a courageous battle for the Constitution and democracy against scheming and unscrupulous Radicals, who were motivated by a vindictive hatred of the South, partisanship, and a desire to establish the supremacy of Northern "big business". In short, rather than a boor, Johnson was a martyr; instead of a villain, a hero.[9]»

Rhodes attribuiva i difetti di Johnson alle sue debolezze personali e lo riteneva responsabile dei problemi del Sud nel dopoguerra.[10] Altri storici dei primi del Novecento, come John Burgess, il futuro presidente Woodrow Wilson e William Dunning, concordavano con Rhodes, ritenendo Johnson un uomo pieno di difetti e politicamente incapace, pur concludendo che egli avesse tentato in buona fede di attuare i piani di Lincoln per il Sud.

Mentre Rhodes e la sua scuola scrivevano, un altro gruppo di storici (la cosiddetta "Dunning School") intraprendeva una piena riabilitazione di Johnson, avvalendosi per la prima volta di fonti primarie quali le sue carte personali – messe a disposizione dalla figlia Martha prima della sua morte, avvenuta nel 1901 – e i diari di Gideon Welles, Segretario della Marina sotto Johnson, pubblicati per la prima volta nel 1911. Le opere che ne scaturirono, come The Impeachment and Trial of President Andrew Johnson (1903) di David Miller DeWitt, offrivano di lui un ritratto ben più favorevole rispetto a quello riservato a coloro che avevano tentato di destituirlo. Nell'opera History of the Reconstruction Period (1913), James Schouler accusò Rhodes di essere stato "decisamente ingiusto nei confronti di Johnson", pur riconoscendo che l'ex presidente si era procurato molti dei propri problemi a causa di mosse politiche maldestre.

«Johnson acted in accordance with his nature. He had intellectual force but it worked in a groove. Obstinate rather than firm it undoubtedly seemed to him that following counsel and making concessions were a display of weakness. At all events from his December message to the veto of the Civil Rights Bill he yielded not a jot to Congress. The moderate senators and representatives (who constituted a majority of the Union party) asked him for only a slight compromise; their action was really an entreaty that he would unite with them to preserve Congress and the country from the policy of the radicals ... His quarrel with Congress prevented the readmission into the Union on generous terms of the members of the late Confederacy ... His pride of opinion, his desire to beat, blinded him to the real welfare of the South and of the whole country.[11]»
  1. Hans L. Trefousse, Andrew Johnson: A Biography, New York, W.W. Norton & Company, 1989, ISBN 978-0-393-31742-8.
  2. Annette Gordon-Reed, Andrew Johnson, New York, Henry Holt and Company, 2011, ISBN 978-0-8050-6948-8.
  3. Michael W. Fitzgerald, Splendid Failure: Postwar Reconstruction in the American South, paperback, Chicago, Ivan R. Dee, 2007, ISBN 978-1-56663-739-8.
  4. (EN) 3 Of The Most Lucrative Land Deals In History, su investopedia.com. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  5. David O. Stewart, Impeached: the Trial of President Andrew Johnson and the Fight for Lincoln's Legacy, New York, Simon and Schuster, 2009, ISBN 978-1-4165-4749-5.
  6. (FR) "Les présidents des Etats-Unis francs-maçons", in: Giacometti-Ravenne, Le symbole retrouvé, Parigi, 2011, p. 301.
  7. (EN) Andrew Johnson, 15 presidents of the United States of America sul sito ufficiale della Grand Lodge of British Columbia & Yukon.
  8. Albert E. Castel, The Presidency of Andrew Johnson, Lawrence, Kan., The Regents Press of Kansas, 1979, ISBN 978-0-7006-0190-5.
  9. Albert E. Castel, The Presidency of Andrew Johnson, Lawrence, Kan., The Regents Press of Kansas, 1979, ISBN 978-0-7006-0190-5.
  10. Howard K. Beale, On rewriting Reconstruction history, July 1940, p. 807–827.
  11. James Ford Rhodes, History of the United States from the Compromise of 1850, New York, The Macmillan Company, 1904.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Presidente degli Stati Uniti d'America Successore Image
Abraham Lincoln 15 aprile 1865 - 4 marzo 1869 Ulysses S. Grant

Predecessore Vicepresidente degli Stati Uniti d'America Successore Image
Hannibal Hamlin 1865 Schuyler Colfax
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